19 giugno 2019
Aggiornato 17:30
Manovra finanziaria

Ottimismo sull'accordo con Bruxelles, ma a un patto: vietato aumentare il deficit strutturale

Cambio di marcia nei negoziati fra il governo e la Commissione europea sulla manovra. L'accordo ormai sembra a portata di mano

Il premier Giuseppe Conte con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker
Il premier Giuseppe Conte con il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker ( ANSA )

ROMA - Cambio di marcia nei negoziati fra il governo e la Commissione europea sulla manovra finanziaria, che già si erano intensificati a livello politico, e che ora stanno andando avanti «a oltranza» a livello tecnico, verso un accordo che ormai sembra a portata di mano, e si può essere moderatamente ottimisti, anche se ci sono ancora importanti aspetti tecnici da calibrare. Prima le tre riunioni nelle ultime tre settimane (due a Bruxelles e una al G20 di Buenos Aires) fra il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, sempre accompagnato dal ministro dell’Economia Giovanni Tria, e il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, a sua volta accompagnato dal vicepresidente per l’euro, Valdis Dombrovskis, e dal commissario agli Affari economici e finanziari, Pierre Moscovici. Poi, oggi a Bruxelles, un incontro fra Tria e Moscovici, e poi ancora un altro fra Tria e Dombrovskis, mentre da Roma sono arrivati il direttore del Tesoro Alessandro Rivera, accompagnato da altri tre esperti del Mef, di cui due membri del gabinetto del ministro. Lo stesso Tria ha detto ai giornalisti, al termine dell’incontro con Dombrovskis: «Resto qui fino a quando non arriveremo all’accordo».

Moscovici: da Italia sforzo consistente e apprezzabile
Secondo fonti del Mef a Bruxelles, «c’è un’atmosfera costruttiva, si sta negoziando sulla base delle ultime proposte italiane con una volontà comune di concludere, anche se non ci sono tempi certi. La Commissione vuole chiarire e approfondire vari aspetti della proposta, che è arrivata solo poche ore prima dell’incontro di ieri sera». L’Esecutivo Ue «vuole capire e valutare le singole misure. C’è ancora l’ultimo miglio da percorrere». L’impressione che l’accordo sia ormai possibile, e neanche tanto lontano, è stata confermata anche da parte della Commissione. Moscovici ha parlato stasera di «sforzo consistente e apprezzabile» da parte del governo italiano; e soprattutto ha rettificato l’impressione di un irrigidimento che certe sue affermazioni di stamattina («non ci siamo ancora» e «bisogna fare ancora sforzi») sembravano indicare. «Sono stato frainteso» ha detto il commissario, sottolineando che «la distanza ora è molto ridotta».

I tempi stringono: le scadenze
A quanto si apprende a Bruxelles, lo scarto che deve essere colmato rimane quello relativo al deficit strutturale, più che alle cifre del deficit nominale programmato per il 2019, che secondo la Conte scenderebbe ora dall’iniziale 2,4% al 2,04% del Pil. Quello che si apprezza alla Commissione è che la proposta presentata ieri è solida, interessante e per la prima volta per iscritto. Sono stati fatti «buoni progressi», come ha fatto dire ieri Juncker al suo portavoce, salutando le nuove proposte e apprezzando lo sforzo del governo. Alla Commissione l’obiettivo è fare in modo di arrivare a un accordo nei prossimi giorni, così che si possa rispettare sia il calendario parlamentare italiano, e cioè il voto in Senato sulla manovra martedì, sulla base di emendamenti che dovrebbero arrivare in tempo utile, sia il calendario di lavoro della Commissione, che ha mercoledì prossimo, 19 dicembre, l’ultima riunione del collegio dei commissari prima delle vacanze di fine anno. I due calendari sono più o meno allineati, quello per l’approvazione degli emendamenti al Senato, e quello della riunione del collegio dei commissari Ue, che potrebbe essere per l’Italia, in caso di mancato accordo, il giorno del giudizio, con l’apertura della procedura per deficit eccessivo, e la proposta di raccomandazione di misure correttive per ridurre il debito a tappe forzate. Effettivamente, resta solo qualche giorno.

Vietato aumentare il deficit strutturale
Bisogna sottolineare, come si apprende a Bruxelles, che l’obiettivo per la Commissione è che nessuno Stato membro dell’Eurozona aumenti il suo deficit strutturale (epurato, cioè, degli effetti del ciclo economico e delle entrate o uscite «una tantum»). Questo vale per l’Italia, e vale anche per la Francia, dopo le ultime misure di spesa annunciate dal presidente Emmanuel Macron, che dovranno trovare le coperture adeguate per evitare un peggioramento del deficit strutturale di Parigi. L’esecutivo Ue, inoltre, non vuol avere più alcun Paese in procedura di deficit eccessivo l’anno prossimo. Non l’Italia (per il debito), e neanche la Spagna, che rischia di sforare sul deficit. E’ l’eredità che vuol lasciare la Commissione Juncker.

I numeri
Quanto alle cifre, di cui nessuno vuol parlare perché sono al centro del negoziato in corso, non è detto che le stime italiane su crescita e deficit, e quelle della Commissione, ben peggiori, non possano avvicinarsi. In particolare, sul deficit strutturale, il governo prevede per il 2019 lo 0,8% del Pil, mentre la Commissione paventa che arrivi all’1,2%. Tuttavia, le previsioni dell’esecutivo comunitario sono fondate sullo spread (cioè sul costo in aumento degli interessi da pagare per il debito pubblico) del mese di ottobre, che viaggiava sui 300 punti base, proiettato su uno scenario di tensione sui mercati per tutto il 2019. Ma se ci fosse nei prossimi giorni un accordo della Commissione con l’Italia per un bilancio conforme alle regole Ue, la situazione degli spread per l’anno prossimo sarebbe ben diversa, e migliore, di quella del mese di ottobre. E il divario fra le previsioni si restringerebbe.

Dubbi su spesa eccezionale e dismissioni
La spesa eccezionale, che non ha impatto sul deficit strutturale è uno dei punti della discussione. Ma che sia davvero eccezionale, con effetti su un solo anno, deve essere dimostrato in modo solido, e più è documentato, meglio è. E questo vale per convincere non solo il collegio dei commissari, ma anche l’Eurogruppo. E’ una delle variabili del negoziato. La stessa logica vale per le dismissioni e privatizzazioni, che possono andare nella colonna delle entrate nominali, in certi casi, e delle entrate strutturali in altri. Anche questo fa parte delle discussioni in corso. La Commissione non chiede che le vendite siano effettuate entro 48 ore, ma ha bisogno di qualcosa di più preciso degli obiettivi indicati dal governo, deve vedere i progetti. Per ora, comunque, sembra che il negoziato su tutti questi aspetti non stia andando male. Non dovrebbe esserci bisogno di turbare le vacanze di Natale, si spera a Bruxelles.