15 ottobre 2019
Aggiornato 23:00
Energia

Eni sbarca ad Abu Dhabi: così l'Italia fermerà l'espansione energetica francese

Il Cane a sei zampe aumenta la sua influenza negli Emirati Arabi Uniti e, da lì, in Libia ed Egitto, dove si giocherà una partita importante contro la Francia

L'impianto Eni per il trattamento a terra del giacimento di gas super-giant Zohr scoperto in acque egiziane
L'impianto Eni per il trattamento a terra del giacimento di gas super-giant Zohr scoperto in acque egiziane ANSA

ROMA – Colpo grosso per l'Eni e, dunque, per tutta l'economia italiana, negli Emirati Arabi. Il 13 novembre scorso la compagnia energetica tricolore ha firmato un importante accordo con la società omologa di Abu Dhabi, la Adnoc, che prevede lo sbarco, per la prima volta nella sua storia, del Cane a sei zampe nel Golfo. Il gruppo guidato dall'amministratore delegato Claudio Descalzi, in sostanza, si è garantito per quarant'anni una quota del 25% di una mega concessione offshore, la Ghasha, di tre giacimenti di gas. A regime, rivela La Stampa, il progetto potrà produrre fino a 1,5 miliardi di metri cubi di gas al giorno e 120 mila barili di olio e condensati: «È la conferma della fiducia nel nostro modello upstream, basato sull’integrazione dell’esplorazione e dello sviluppo – esulta l'ad – Stiamo perseguendo una strategia di crescita in Medio Oriente e questa firma è un'ulteriore conferma della nostra volontà di radicare la nostra presenza ad Abu Dhabi».

Contrasto alla Francia
L'intesa rilancia dunque la presenza italiana in un mercato nuovo, per noi, ma che dispone delle maggiori riserve mondiali di idrocarburi; un'area in cui fino ad oggi è stata attiva soprattutto la Francia, che ne ha da tempo fiutato l'enorme potenziale. Eni, infatti, guarda ben oltre il solo territorio di Abu Dhabi: la recente partnership con il Qatar e l'esplorazione in Oman dimostrano la sua volontà di costruire una nuova storia industriale nella penisola arabica, e controbattere così dal Sud all'espansione energetica francese. La vera sfida è destinata a giocarsi nel Fezzan libico (controllato dal generale Khalifa Haftar, che ha un ottimo rapporto con gli Emirati) e in Egitto, dove l'azienda italiana ha già messo a regime il più grande giacimento di gas del Mediterraneo orientale, lo Zohr. Con i loro investimenti economici e con la loro influenza geopolitica, insomma, gli alleati emiratini possono rappresentare per Eni una pedina in grado di fare davvero l'indifferenza. Specialmente ora che il business egiziano sembra interessare anche la Russia, pronta ad installare proprio nella zona una sua base militare.

Il nodo Piaggio Aero
Questa intesa dovrebbe aiutare inoltre a sbloccare le trattative per la costruzione del nuovo drone della Piaggio Aero, il P.2HH. L'obiettivo è quello di venderlo sia all'Aeronautica militare italiana che a quella di Abu Dhabi, che investirebbero 766 milioni di euro a testa in quindici anni per venti velivoli e dieci stazioni di terra. La commessa era stata decisa dal precedente governo italiano ma non è ancora stata confermata dall'attuale e questo rallentamento avrebbe infastidito non poco gli Emirati, mettendo a rischio anche le attività dell'azienda italiana e i suoi 1200 posti di lavoro. Ma all'orizzonte si potrebbe intravedere una soluzione, magari con l'ingresso nell'operazione di Leonardo (ex Finmeccanica), come sollecita il fondo sovrano emiratino Mubadala, che controlla al 100% Piaggio. E che con la stessa Eni ha stretto un secondo accordo per la cessione del 20% della quota nella concessione Nour, al largo del Delta del Nilo in Egitto.