26 maggio 2022
Aggiornato 07:00
Economia

Manovra, nello scontro tra governo e Bruxelles scende in campo il Fmi

Nel giorno della scadenza per l'invio del «nuovo» bilancio a Bruxelles il rapporto degli «ispettori» di Washington sulla missione di ricognizione in Italia

Giuseppe Conte con il direttore del Fmi Christine Lagarde durante il G7 a Charlevoix, Canada, 9 giugno 2018
Giuseppe Conte con il direttore del Fmi Christine Lagarde durante il G7 a Charlevoix, Canada, 9 giugno 2018 Foto: ANSA

ROMA - Nel giorno in cui scadrà il termine per ripresentare il bilancio a Bruxelles il governo italiano sarà chiamato ad affrontare un nuovo ostacolo. Il 13 novembre, infatti, alle 16.30 sarà pubblicato il rapporto degli «ispettori» del Fondo Monetario Internazionale sulla consueta missione di ricognizione annuale in Italia. Italia che, hanno spiegato chiaramente il vicepresidente della Bce, Luis De Guindos, nel discorso di apertura della Euro Finance Week a Francoforte, rappresenta il «il caso più in rilievo» sulle finanze pubbliche nell'area euro. E sebbene a oggi non si sia assistito a un «contagio» delle tensioni agli altri Paesi, «il rischio c'è». Questo - ha affermato il vice di Mario Draghi - «mette in rilievo il richiamo alla disciplina di Bilancio e al rispetto e applicazione delle regole fiscali in Europea».

I riflettori del Fmi sulla manovra
L'attesa, quindi, non è solo per ciò che da Roma sarà inviato a Bruxelles, ma anche su ciò che Washington dirà sulla situazione economica italiana. L'analisi degli «ispettori» del Fmi, prevista dall'articolo IV dello statuto, giungerà infatti nelle stesse ore in cui scadrà il termine fissato dalla Ue all'Italia per presentare un progetto di Bilancio rivisto. Nel mirino del Fmi, però, non ci sarà «solo» la manovra ma l'andamento generale dell'economia italiana, la situazione delle finanze pubbliche e il quadro generale del sistema finanziario. 

L'analisi del Fmi
Il Fmi potrebbe innanzitutto rimettere mano alle sue previsioni sulla Penisola, che nel World Economic Outlook indicavano un più 1,2 per cento del Pil quest'anno e un più 1 per cento sul 2019. Stime - è bene precisare - risalenti allo scorso 9 ottobre e che non tenevano conto dei propositi di politica economica espansiva allora espressi nella nota di aggiornamento al Def, poi precisati con il progetto di Bilancio rigettato dalla Commissione Ue. Il deficit era infatti previsto dal Fmi all'1,7 per cento del Pil sia sul 2018 che sul 2019, mentre il debito era atteso in moderazione al 130,3 per cento del Pil quest'anno e al 128,7 per cento nel 2019. Già su questo versante, sia sulle previsioni, sia sulle valutazioni, sarà interessante verificare quale potrà essere l'atteggiamento dell'istituzione di Washington sull'effetto di una manovra espansiva sulla crescita. 

Il braccio di ferro Ue-Fmi. Italia nuova Grecia?
A più riprese negli anni passati il Fmi si è differenziato rispetto alla Commissione europea sul tema opposto, quello dell'austerità, in particolare sulla Grecia. Destarono non poco scalpore infatti le prese di posizione sempre più autocritiche da parte del Fmi sul caso ellenico, già nel 2013 con un paper tecnico (sugli errori previsionale e, guarda caso, sui moltiplicatori fiscali) e poi in modo più esplicito nel 2015, quando a pochi giorni dalla pubblicazione del Weo giudicò «irrealistiche» le sue stesse stime sul Paese. E ancora lo scorso anno, con un rapporto apertamente critico sulla gestione della crisi greca. Per anni poi si è trascinato una sorta di braccio di ferro Ue-Fmi sul concetto di sostenibilità del debito ellenico, da un lato quest'ultimo pretendeva sostanzialmente un taglio prima di partecipare a un nuovo programma di aiuti, dall'altro Bruxelles, spinta dalla Germania e altri partner Ue, rifiutava il concetto di «ristrutturazione» del debito e pretendeva altre misure correttive da parte di Atene, prima di procedere a un «alleggerimento» del debito basato solo su prolungamenti delle scadenze di pagamento, già lunghe, e limature dei tassi.

L'Italia tra Fmi e Ue
La natura espansiva della manovra italiana, contestata dalla Ue perché varata in una fase di crescita economica generalizzata, potrebbe essere essere valutata dal Fmi invece alla luce del recente netto rallentamento dell'economia. L'Italia ha registrato nel terzo trimestre una crescita zero, mentre l'Ue ha a sua volta subito una netta moderazione. E questo quadro è stato confermato oggi anche dal superindice economico dell'Ocse. D'altra parte su altri aspetti difficilmente il governo potrà contare su un assist del Fmi. Sempre a ottobre l'istituzione invitava l'Italia a «mantenere le riforme fatte su pensioni e mercato del lavoro», con un chiaro riferimento alla Legge Fornero. Aggiungendo che «la possibilità di una marcia indietro sulle riforme, o dell'attuazione di politiche che danneggerebbero la sostenibilità del debito innescherebbero forti allargamenti degli spread». E nel presentare il rapporto sui conti pubblici, il direttore del dipartimento degli Affari fiscali del Fmi, Vitor Gaspar aveva raccomandato all'Italia un «consolidamento credibile e notevole nel medio termine per salvaguardare mettere il rapporto debito-Pil saldamente su una strada in discesa».