18 novembre 2018
Aggiornato 04:30

La globalizzazione selvaggia miete un'altra vittima: chiude la Pernigotti. Ma la proprietà turca si tiene il marchio

La proprietà turca si dimostra irremovibile nella sua decisione. L'idea è tenersi il marchio. Aperture invece rispetto alla possibilità di proseguire la produzione in Italia
La sede dello stabilimento Pernigotti a Novi Ligure
La sede dello stabilimento Pernigotti a Novi Ligure (Pernigotti)

NOVI LIGURE - Chiude la storica fabbrica del cioccolato Pernigotti a Novi Ligure, Alessandria. Lo ha comunicato la proprietà turca, i fratelli Toksoz, ai sindacati. Una doccia fredda per i 100 dipendenti che dopo un anno di cassa integrazione saranno licenziati. Venerdì ci sarà un nuovo incontro tra azienda e sigle sindacali, ma la strada appare segnata. «L'azienda si è dimostrata irremovibile», ha riferito Marco Malpassi, della Flai Cgil. L'idea della proprietà è di tenersi il marchio e produrre in Turchia: la crema spalmabile che già viene prodotta lì e qualche snack. Qualcosa potrebbe essere ancora prodotto in Italia, con cooperative di terzisti, ma non a Novi Ligure. La lunga tradizione Pernigotti, iniziata nel 1860 con l'apertura di quella che presto sarebbe diventata una delle drogherie più rinomate del Piemonte, insignita persino dello stemma reale per volere del re Umberto I, muore qui, oggi. Nemmeno i ricordi di quel lontanissimo 1927, quando iniziò la produzione del celebre Gianduiotto esportato in tutto il mondo, resteranno italiani.

Stranieri che comprano, licenziano, chiudono ma continuano a usare il brand
Ora i sindacati intendono chiedere al ministero del Lavoro ancora un po' di ossigeno per i lavoratori in esubero. «Chiederemo la cassa per situazione industriale complessa», ha aggiunto Malpassi. Un nuovo, durissimo, colpo a marchi e prodotti del Made in Italy, e un colpo gravissimo all'occupazione. In Piemonte dopo la crisi Hag e Splendid, tocca dunque ora alla Pernigotti. Ivana Galli, segretaria Generale Flai Cgil, è arrabbiatissima: "Come Flai Cgil siamo al fianco dei lavoratori Pernigotti e con loro stiamo intraprendendo tutte le iniziative volte a contrastare questa scelta scellerata. Ancora una volta assistiamo a proprietà straniere che prima comprano e poi licenziano e chiudono, mantenendo però la proprietà del marchio, come in questo caso un marchio prestigioso, e vanno a produrre all'estero. Ancora una volta sull'altare del mercato si sacrificano i lavoratori e la qualità dei nostri prodotti».

Piemonte sotto attacco dopo Hag e Splendid
La Regione Piemonte dal canto suo si dice pronta a convocare un tavolo sul caso, chiedendo alla proprietà di valutare con il sindacato e le istituzioni ogni possibile soluzione alternativa alla chiusura. L'assessore piemontese al Lavoro, Gianna Pentenero, ha definito la decisione del gruppo turco a cui fa capo l'azienda «incomprensibile e inaccettabile». La Regione Piemonte «cercherà di contrastare in ogni modo» la chiusura della fabbrica di Novi Ligure, ha promesso ancora Pentenero, visto che si tratta «dell'ennesimo gruppo straniero intenzionato a lasciare il nostro territorio dopo averne acquisito il know-how». L'assessore al Lavoro, che si trova a Roma proprio al tavolo ministeriale sul futuro dei marchi del caffè Hag e Splendid, ha sollecitato anche una convocazione di un secondo tavolo per la Pernigotti, «che chiederò oggi stesso» ha promesso.

Rampelli (Fdi) chiede una commissione d'indagine
La questione delle grandi aziende straniere che «saccheggiano» le nostre imprese ha ormai assunto evidenze tali che bisogna fare qualcosa. A gridarlo è il vicepresidente della Camera di Fratelli d'Italia Fabio Rampelli: «Questo fenomeno ha assunto i caratteri di una pandemia aziendale» denuncia. «In questo ultimo decennio i governi italiani hanno assistito passivamente ai processi di alienazione del nostro tessuto imprenditoriale, acquisizioni da parte di multinazionali dei nostri marchi, delocalizzazioni, cessioni, chiusure. Non possiamo arrenderci di fronte a questa tendenza che ora colpisce anche la Pernigotti». Per questo Rampelli arriva a chiedere l'istituzione di una commissione d'indagine che approfondisca le ragioni di questo processo, e «metta a sistema» i vari aspetti che lo compongono. «Mi auguro che ci siano le sedi opportune per parlarne. Siamo in attesa che il ministro dello Sviluppo Economico Di Maio dia cenni della sua esistenza su questa storica azienda che se ne sta andando».

Delrio (Pd) garantisce appoggio al governo per salvare l'azienda
Dai banchi del Pd si alza invece la voce di Graziano Delrio: «Va convocato il tavolo di crisi e va costretta l'azienda a tornare indietro. Non dobbiamo assolutamente permettere che un'azienda che aveva preso degli impegni nel 2013 e 2014 li butti a mere così, sulla pelle dei lavoratori. Quindi noi daremo piena collaborazione al Governo per salvare questa azienda, questi posti di lavoro» ha detto il capogruppo del Pd alla Camera intervenuto ad Agorà su Rai Tre. «Sulle crisi di questo tipo - ha aggiunto - il Ministro dello Sviluppo Economico avrà tutta la presenza e l'appoggio anche delle opposizioni per i provvedimenti che riterrà utili fare. Non credo che bisogna fare Cassa integrazione in cessazione che dà già la premessa alla chiusura dello stabilimento».