19 ottobre 2019
Aggiornato 16:00
Economia

Atlantia in crisi: dopo il crollo del ponte Morandi le azioni scese del 27%

L'analisi dell'Economist: il gruppo che controlla Autostrade per l'Italia ora è «in posizione precaria». A pesare il 'rischio' di revoca della concessione

La sede di Autostrade durante il consiglio di amministrazione di Atlantia, Roma, 22 agosto 2018
La sede di Autostrade durante il consiglio di amministrazione di Atlantia, Roma, 22 agosto 2018 ANSA

ROMA - Il crollo del ponte Morandi a Genova ha lasciato Atlantia, la holding che controlla Autostrade, «in una posizione precaria» Il prezzo delle sue azioni «è sceso del 27% dal crollo». Lo rileva il settimanale britannico The Economist che sottolinea come la perdita delle concessioni in Italia si abbatterebbe sui risultati economici, visto che nel primo semestre del 2018 Autostrade rappresentava quasi i due terzi degli utili di Atlantia pari a 1,7 miliardi di euro. La nazionalizzazione della rete autostradale caldeggiata dal vicepremier Di Maio, «appare però solo una remota possibilità. I partner della Lega Nord nella coalizione» si legge nell'ultimo numero in edicola «non ne sono convinti. E revocare la concessione è più facile a dirsi che a farsi». Gli analisti stimano che se dovesse essere revocata ad Autostrade spetterebbe un rimborso di 10-15 miliardi di euro. «La dimensione e la complessità della concessione di Autostrade - tutta la sua rete è coperta da un solo accordo - rendono anche difficile smembrarla».

Lo scontro tra Autostrade e il governo
L'autorevole settimanale britannico osserva inoltre che «è d'aiuto anche il fatto che, dopo una pasticciata risposta iniziale al disastro, nella quale indelicatamente ha asserito il suo diritto a un risarcimento se la sua concessione fosse stata revocata, Autostrade è sembrata più contrita. Altre componenti del Governo sembrano avere obiettivi diversi rispetto a quelli dell'onorevole Di Maio. Giuseppe Conte, il primo ministro, vuole quattro o cinque volte i 500 milioni di euro che Autostrade si è impegnata a offrire per aiutare le famiglie delle vittime, oltre a ridare un'abitazione agli sfollati e a costruire un nuovo ponte. Autostrade» conclude l'Economist «pagherà un prezzo pesante per il disastro, ma potrebbe ancora mantenere intatte le sue attività».

Cosa fare dopo la revoca della concessione?
Ad alimentare i dubbi sui futuri scenari dopo la sempre più concreta revoca della concessione il sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti: «Primo obiettivo è la revoca della concessione alla società Autostrade, poi discuteremo politicamente come procedere. Nel governo, quando ne abbiamo discusso, c'erano diverse idee». Davanti alle divisioni interne, «il premier Conte ha giustamente detto 'datemi fiducia, io faccio l'avvocato e conosco questa materia, questa cosa l'approfondisco'». Quindi «una volta revocata la concessione, ci porremo il problema se è opportuno andare a nuova gara o fare in modo che lo Stato gestisca direttamente la rete. È un problema che arriverà dopo la revoca della concessione».