19 agosto 2018
Aggiornato 21:00

Tria assicura: il bilancio 2018 resta com'è, vedremo a consuntivo

E per 2019 manovra coerente con continuazione calo debito/Pil
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria
Il ministro dell'Economia Giovanni Tria (EPA/STEPHANIE LECOCQ)

BRUXELLES - Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha confermato di non intendere modificare nulla al bilancio per il 2018, che la Commissione europea aveva giudicato inferiore dello 0,3% rispetto all'obiettivo di riduzione del deficit strutturale, e ha assicurato che la manovra del 2019 sarà coerente con il proseguimento del calo del rapporto debito/Pil, che questo governo non intende rimettere in discussione. "Per il 2018 - ha detto il ministro rispondendo, durante la conferenza stampa al termine del Consiglio Ecofin a Bruxelles, alle domande dei giornalisti sul suo colloquio con il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici - noi non cambiamo gli obiettivi, si vedrà in termini di consuntivo se avremo rispettato o no l'impegno preso con la Commissione europea. Riteniamo che non ci sarà nessun allargamento del bilancio e nessuna restrizione nel senso di una manovra correttiva; l'abbiamo già detto: riteniamo che questa sia sufficiente per raggiungere gli obiettivi, poi si vedrà".

Il gap verrà colmato?
Dunque, gli è stato chiesto, ritiene che sarà colmato il gap dello 0,3% fra la riduzione del deficit strutturale chiesta dalla Commissione e quella in effetti realizzata nel 2018? "E' probabile - ha risposto Tria - che il gap si colmi, ma lo vedremo quando ci sarà il consuntivo. Non sono in grado di dire se a consuntivo ci sarà lo 0,3%, o lo 0,2%. Vedremo, questo dipende da molti fattori». Quindi si vedrà a primavera? "Sì, certo». Per il 2019 - ha continuato il ministro - "ho ricordato a Moscovici che nel mio discorso in Parlamento avevo preso l'impegno a proseguire nel percorso di riduzione del rapporto debito/Pil, e quindi faremo una manovra che sia coerente con quel risultato".

La manovra di aggiustamento strutturale
Tria spiega di aver preso un ulteriore impegno, "molto più rigido", che è noto perché ne ho parlato anche in Parlamento e all'Associazione bancaria italiana: che non ci sarà nessuna inversione di tendenza per quanto riguarda l'aggiustamento strutturale. La misura e i tempi dell'aggiustamento strutturale sono le uniche cose in discussione; ma non è in discussione il fatto che si consegua una manovra di aggiustamento strutturale. "E' probabile che dovremo rivedere i tempi, il timing, in relazione anche al rallentamento dell'economia europea. E l'Italia in genere segue l'andamento dell'economia europea, almeno fino ad oggi, speriamo non sempre; ne segue il profilo congiunturale, non il livello dei tassi di crescita", ha precisato.

Aumentare gli investimenti
"Poi - ha riferito ancora il ministro - abbiamo discusso della qualità e ci siamo trovati molto d'accordo sul fatto che è essenziale migliorare la qualità del bilancio, cioè della spesa. E che quindi l'obiettivo di far crescere la quota di investimenti pubblici rispetto alla spesa corrente, ovvero limitare fortemente la spesa corrente per ampliare il più possibile gli investimenti: quello è il centro della manovra di politica di bilancio». Insomma, ha spiegato Tria, "riassumendo: il profilo di discesa del debito non sarà messo in discussione; discuteremo sui tempi e sul profilo (che non riguarda soltanto il 2019, si fa per trienni), dell'aggiustamento strutturale; ma il centro della manovra è ribaltare la tendenza che c'è stata fino ad oggi, quella cioè di aumentare la spesa corrente nell'ambito della spesa totale, a scapito della spesa per investimenti». Questo - ha sottolineato ancora il ministro - è stato molto apprezzato; perché in passato è stato concesso molto all'Italia per aumentare gli investimenti, ma poi gli investimenti si sono sempre ridotti, nonostante il fatto che la flessibilità ottenuta fosse stata ottenuta dichiarando che sarebbe stata utilizzata proprio per aumentare gli investimenti. Penso che è lì il centro della questione, non tanto nello 0,1 o 0,2 o 0,3 per cento in più nel percorso di aggiustamento. Perché questo - ha concluso - sarebbe un vero aggiustamento strutturale dell'economia italiana e quindi del bilancio italiano".