16 agosto 2018
Aggiornato 06:00

Draghi spegne il bazooka: entro fine anno stop al Qe

Dopo la riunione della Banca Centrale, riunita a Riga nell'appuntamento che ogni anno si svolge fuori sede, la decisione di Mario Draghi
Il presidente della Bce Mario Draghi
Il presidente della Bce Mario Draghi (EPA/SASCHA STEINBACH)

RIGA - A fine dicembre stop all’acquisto di titoli di Stato. La Banca centrale europea ha deciso un cambio di rotta della politica monetaria, che, a detta di Mario Draghi, punta dritto ad una normalizzazione, ma con modalità molto prudenti e graduali. Strana coincidenza che capiti proprio al sorgere del governo più "populista" di sempre? Ne avevamo già parlato su queste pagine. Oggi, la Bce ha delineato quella che sarà la fase conclusiva del programma di acquisti netti di titoli: proseguiranno come previsto al ritmo di 30 miliardi di euro al mese fino a tutto settembre, poi, da ottobre, si riduranno a 15 miliardi di euro al mese e andranno avanti fino a dicembre, per poi concludersi. Lo stock di titoli già acquistati verrà mantenuto, con acquisti dei bond giunti a scadenza, per un periodo che andrà oltre la fine degli acquisti netti fin quando sarà ritenuto necessario per garantire «condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario». Intanto, dopo la riunione della Banca Centrale, riunita a Riga nell'appuntamento che ogni anno si svolge fuori sede, lo spread è andato a 235,3 punti. 

Tassi al livello attuale fino al 2019
Parallelamente, la Bce ha anche rimodulato le sue indicazioni prospettiche sui tassi di interesse, che sono stati nuovamente confermati: il tasso sulle operazioni marginali resta allo 0,25 per cento e il tasso sui depositi parcheggiato dalle banche resta al meno 0,40 per cento. Se fino ad oggi affermava che contava di non alzare i tassi molto a lungo dopo la conclusione del Qe, ora ha modificato la formula con una indicazione più precisa. «Il Consiglio direttivo si attende che i tassi restino al livello attuale almeno fino all’estate del 2019 e in ogni caso per tutto il tempo necessario per assicurare che l’evoluzione dell’inflazione resti allienata con le attuali aspettative di aggiustamento». Tutto questo dopo che il direttorio ha condotto «una attenta revisione dei progressi» proprio sul percorso di aggiustamento dell’inflazione, tenendo anche conto delle nuove previsioni economiche dei tecnici delle Bce. 

Le previsioni della Bce
La Banca centrale europea ha indicato la tabella di marcia verso la fine del Qe dopo "un'attenta valutazione dei progressi fatti" la cui conclusione è che l'aggiustamento dell'inflazione verso l'obiettivo è "sostanziale". La Bce  "è pronta a rivedere i propri strumenti di politica monetaria" se fosse necessario per assicurare il necessario livello di stimolo monetario. Gli acquisti di titoli del Qe "non stanno sparendo, restano parte degli strumenti di politica monetaria" che "potranno essere usati in particolari frangenti» ha spiegato Draghi in conferenza stampa. Per una ripresa sostenuta dell'inflazione serve ancora "un significativo stimolo monetario" e la decisione presa oggi sulla riduzione del Qe mantiene "un ampio grado" di accomodamento nella politica monetaria. La Bce ha infine rivisto al ribasso le stime di crescita per l'Eurozona al 2,1% dal 2,4% per il 2018, mantenendo l'1,9% atteso per il 2019 e l'1,7% per il 2020, mentre ha mantenuto stabile all'1,7% la stima dell'inflazione per il 2020.