22 ottobre 2018
Aggiornato 22:00

La tortura dello spread per trasformare Conte nel nuovo Tsipras

Il differenziale sale senza una reale ragione: l'obiettivo è far cadere il governo o ricondurlo alla normalità
Conte al vertice G7 in Canada
Conte al vertice G7 in Canada (ANSA/UFFICIO STAMPA PALAZZO CHIGI/FILIPPO ATTILI)

ROMA - L'unica notizia che i mercati attendono dall'Italia per essere rassicurati è la caduta del governo pentaleghista. Non sono indicativi quindi i sorrisi di facciata di Angela Merkel, i saluti fraterni di Macron e le parole comprensive che giungono, magari dopo un cicchetto di troppo, dal sempre sorridente Jean Claude Juncker. Conte è considerato un parvenu, Salvini una sorta di ascaro di Vladimir Putin e Di Maio un fanfarone. Ma soprattutto, il rassemblement pentaleghista è percepito come un pericolo per i mercati finanziari, e in definitiva per la tenuta della moneta unica e perfino per un ordine mondiale stabile da decenni: un cristallo sempre più fragile, il cui punto di rottura potrebbe essere proprio il Belpaese. Non si spiegherebbe altrimenti il rendimento dei titoli di stato semestrali italiani, i famosi Bot, che hanno raggiunto quota 0,8%, un punto decimale rispetto alla carta straccia che viene messa sul mercato dalla Grecia. Una quotazione ridicola, una voluta offesa. Non si spiegherebbe il lento ma inesorabile incedere del rendimento dei titoli decennali italiani, che allegramente sale, giorno dopo giorno, verso quota 300: senza una reale ragione collegata a quel vecchio arnese dell'economia reale. Umiliazione mondiale, pubblica, così imparate. Non si spiegherebbe altrimenti la vendita continua, a piccole dosi ma costante, dei titoli legati al settore bancario: pompati senza ragione negli anni passati, oggi sono improvvisamente diventati oggetto di attenta valutazione da parte del mercato. E così via, nel ludibrio generale.

Far fallire l'Italia, e Conte
Come una tortura cinese, ben studiata, il cui unico scopo è minare le fondamenta di un Paese verso un maggioranza che appare granitica, oppure – soluzione molto più semplice – imporre un cambio di passo ai dominus della nuova maggioranza, Matteo Salvini e Luigi Di Maio. E' il processo greco imposto a Tsipras con le maniere forti, che invece all'Italia è somministrato come un lento veleno quotidiano. Facendo due calcoli, se il rendimento dei titoli di stato rimarrà tale - quindi escludendo l'ipotesi più probabile, cioè che possano salire ulteriormente – l'Italia si troverà a pagare interessi sul debito aggiuntivi pari a 40 miliardi annui. Il tutto in un contesto in cui il Quantitave Easing di Mario Draghi sarà terminato e a capo della Bce ci sarà uno dei più fanatici sostenitori dell'austerità, Jens Weidmann. Certo non è da escludere che al povero capo del Governo per caso, Giuseppe Conte, possa essere riservato il waterboarding che fu di Alexis Tsipras. Il potere politico tedesco e nordeuropeo, del resto come noi, lo sta studiando. Il personaggio appare poco adatto, paracadutato, molto meglio se ci fosse stato uno dei due leader a capo del governo: ma ormai il guaio è fatto. Da escludere che la tortura dello spread possa avere un effetto sull'ala leghista della coalizione, che fin dal principio ha tenuto duro nella polemica anti-Unione Europea. Anzi, che dallo scontro trae massimo giovamento, mentre il M5s, essendo un coacervo di appartenenze, è molto più ambiguo.

Nel mirino la Lega
Il governo è nettamente a trazione leghista e i punti su cui l'Unione Europea, e i mercati finanziari, si attendono un'inversione di rotta in stile greco sono in capo alla Lega. Qualche esempio: le sanzioni alla Russia non possono essere messe in discussione. Non bastano quindi le rassicurazioni pentastellate alla Nato. Non solo: le parole del ministro dell'ambiente Costa inerenti il gasdotto Tap mettono in crisi un'infrastruttura fortemente voluta da Stati Uniti, e Israele, che danneggerebbe gli interessi russi. E poi rimane il nodo del pareggio di bilancio. Il cosiddetto Fiscal Compact, già oggi presente in Costituzione, vorrebbe essere cancellato dal nuovo governo, che chiede di tornare al vecchio parametro del 3%. Di per sé non è nemmeno una rivoluzione, dato che tutti i governi passati – in virtù dell'ambiguità con cui è formulato in cosiddetto pareggio di bilancio in Costituzione – si sono tenuti appena al di sotto del vecchio parametro di Maastricht.

In caso di resa, governo portato sugli altari
Ma, in definitiva, ciò che vogliono maggiormente i mercati è semplice: che il duopolio Lega-M5s pieghi la testa, si adegui, per il timore di essere passati a fil di spada. Una resa definitiva, in nome magari della responsabilità, contraccambiata con la stabilità politica che permetterà al nuovo governo di navigare in placide acque per i prossimi cinque anni. Cinque anni ricchi di applausi, di pacche sulle spalle, di spread basso: se Salvini e Di Maio diventeranno i nuovi Tsipras, e smonteranno il Frankenstein che hanno creato. In caso contrario, ecco la tortura dello spread, il terrore sugli italiani che vedono «attaccati i loro risparmi»: una sconcertante opposizione che tifa, e sempre più lo farà, per i predoni che si ammassano sulle soglie del Paese.