18 gennaio 2021
Aggiornato 02:30
Ue

Bruxelles alza la posta: si decide oggi sulle procedure d’infrazione per l’Italia

Proprio nei giorni di formazione del governo "populista", ecco che scattano ben quattro deferimenti alla Corte europea di Giustizia

BRUXELLES - Quando il gioco si fa duro... Sovviene questo celebre detto nel leggere che oggi la Commissione europea adotterà una serie impressionante di nuove decisioni sulle procedure d’infrazione già aperte e su altre inedite, riguardo alla inadempienza o scorretta applicazione del diritto comunitario in Italia. Proprio nei giorni di formazione di un ormai probabile governo giallo-verde, anzi "populista" come dicono a Bruxelles, ecco che scattano ben quattro deferimenti alla Corte europea di Giustizia: il primo è per il costante superamento dei limiti di inquinamento da particolato Pm10 in diverse aree urbane; il secondo per la mancata trasmissione del programma nazionale per l’attuazione della politica di gestione del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi; il terzo per il mancato recepimento della direttiva del 2012 sulle prescrizioni tecniche relative agli esami effettuati su tessuti e cellule umani (2012/39/Ue); e, infine, l'ultimo per la mancata o inefficace esecuzione nelle province di Brindisi e Taranto delle misure sul contenimento della «Xylella fastidiosa», il batterio considerato responsabile del disseccamento degli ulivi (molto diffuso soprattutto nell’area ionica del Salento). A Bruxelles risulta che ci siano 3.000 ulivi infetti da Xylella ancora in piedi nella due zone, nonostante l’obbligo di espiantarli. Fonti della Regione Puglia rispondono sottolineando che sono stati fatti 440.000 rilievi dall’agosto 2016 (di cui 180.000 solo nel 2018) e circa 2.000 abbattimenti. Le fonti ricordano che sono soprattutto i vincoli paesaggistici che rallentano o impediscono gli abbattimenti.

Un "parere motivato" per i marittimi
Ci sono poi un «parere motivato», la seconda tappa della procedura d’infrazione che precede l’eventuale deferimento alla Corte, per il mancato recepimento di una Direttiva del 2015 sui lavoratori marittimi (Ue 2015/1794), e due nuove lettere di messa in mora (il primo stadio della procedura d’infrazione) riferite a inadempienze nel settore della sicurezza nucleare e della gestione delle scorie: mancata attuazione della Direttiva del 2013 sulle norme fondamentali di sicurezza per la protezione contro i pericoli de esposizione alle radiazioni ionizzanti (2013/59/Euratom), e mancata attuazione della Direttiva del 2011 che istituisce un quadro comunitario per la gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e dei rifiuti radioattivi (2011/170/Euratom). Una terza messa in mora contesta invece esenzione dal pagamento delle accise per i carburanti utilizzati da imbarcazioni da diporto per la navigazione nelle acque Ue.

Auto e altro
Un particolare interesse rivestono altre due lettere di messa in mora. La prima è una «messa in mora complementare» che la Commissione deciderà riguardo alle misure adottate dall’Italia in relazione alla presenza in alcuni modelli di auto omologati nel Paese (Fiat 500X-Euro 6 diesel) di un dispositivo che Bruxelles considera come un «defeat device» (software truccato), simile a quelli impiegati dalla Volkswagen nell’ambito della vicenda Dieselgate. Secondo le autorità italiane, invece, si tratta di dispositivi che servono a preservare il buon funzionamento del motore durante la marcia, attivandosi (con la sospensione del meccanismo che filtra le emissioni) 22 minuti dopo la messa in moto. La Fiat ha condotto una campagna volontaria con cui ha sostituto il 90% dei dispositivi sotto accusa nel parco auto circolante; la Commissione ne prende atto, ma accusa l’Italia di non aver preso alcuna sanzione nei confronti del costruttore.

Pure le acque reflue...
La seconda messa in mora che merita particolare attenzione è quella relativa alla mancata o insufficiente attuazione delle norme sul trattamento delle acque reflue urbane nelle cosiddette «aree sensibili», secondo la direttiva 91/271/Cee. In questo caso si tratta dell’apertura di una procedura d’infrazione contro per mancata esecuzione di una condanna della Corte Ue, in un contesto più generale che vede l’Italia sotto accusa anche per altre infrazioni alla normativa sulle acque reflue. E il serio rischio di vedersi comminare dalla Corte, in caso di seconda condanna, delle salatissime multe giornaliere (come già avviene, per esempio, nel settore del trattamento e smaltimento dei rifiuti).