Ue

Schauble detta la sua legge: il nuovo monarca europeo si chiama «sovranità rigorista»

Wolfgang Schauble detta la linea morale dell'Europa che verrà. Si procede verso l'annessione di Italia, Spagna, Grecia e Francia alla Germania. Nel silenzio generale, in Europa la democrazia si sta liquefacendo

La presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde con l'ex ministro delle Finanze tedesco e ora capo del Bundestag Wolfgang Schauble
La presidente del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde con l'ex ministro delle Finanze tedesco e ora capo del Bundestag Wolfgang Schauble (EPA/MICHAEL REYNOLDS)

BERLINO - Come un monarca che pensa di essere Dio, Wolfgang Schauble lascia la sua legge ai sudditi che sta per abbandonare. C’è un vago sentore di disturbo megalomane, di bonapartismo alla conquista dell’Egitto, nella mossa che l’ex ministro della finanze tedesco sta potando a compimento in questi giorni, inerente i Not Performing Loans (NPL), i crediti marci che giacciono nelle casseforti digitali di buona parte delle banche europee, ma soprattutto spagnole, italiane, greche e francesi. Schauble, nel silenzio generale – le tremebonde proteste del piccolo mondo politico europeo ricordano don Abbondio di fronte a don Rodrigo - sta tentando di blindare all’interno della sua visione ideologica non solo i bilanci delle banche, e quindi le stesse economie dei vari stati, ma la stessa morale europea.  Perché, come noto da tempo in campo antropologico, agire sulle norme che regolano il debito significa operare sulla struttura etica dei singoli e dei popoli. La sua è una visione messianica, che tenta di arginare l’eresia rappresentata da Mario Draghi e dal Quantitative easing che impedisce, sebbene con risultati contrastanti, la conquista da parte della Germania di interi paesi. L'Europa oggi è sempre di più terreno di conquista della Germania, quindi. Come diceva Ignazio Silone: "Non vi è peggior schiavitù di quella che s'ignora".

Regole per i crediti marci
Da diversi giorni sul mercato borsistico di Milano, ma non solo, si assiste ad un sostanzioso arretramento dei titoli del settore bancario. Unicredit in particolare ha avuto un ribasso intorno al dieci per cento in poco più di una settimana: nonostante il valore azionario del titolo sia ancora molto lontano dai massimi storici.
In misura inferiore anche Intesa Sanpaolo si è spostata dai massimi, sebbene dopo un anno dove ha ottenuto un rialzo del 30%. A trascinare al ribasso i valori azionari è il progetto della Banca centrale europea inerente parametri più stringenti per le sofferenze, NPL, in pancia alle banche. Titoli di società fallite, svalutati venduti e rivenduti, che non valgono più nulla, di cui scrisse in un epico romanzo Zola, "Il denaro». Poco più che carta straccia che non vale nulla, ma nonostante questo qualcuno se la compra sempre, magari per nulla nella speranza che un giorno possano tornare a valere qualcosa. Dal 2018 gli accantonamenti dovranno coprire l'intera perdita potenziale sui prestiti deteriorati non garantiti che non sono sostenuti da collaterale dopo due anni, e dopo sette anni nel caso di crediti a rischio garantiti. Le nuove regole varranno per prestiti che sono classificati come «non in esecuzione a partire da gennaio e per quanto questi nuovi parametri non siano vincolanti, le banche sono tenute a spiegare eventuali deviazioni». Se questo provvedimento dovesse essere approvato, dalla Bce e non dal Parlamento – il che dà già un’idea del reale valore democratico presente nelle Ue, e soprattutto rende limpida la posizione di chi comanda e chi fa il teatro della politica – il settore bancario italiano, già oggi fortemente sottocapitalizzato, dovrebbe trovare 364 miliardi di euro. Grecia 110 miliardi, Francia 268, Germania 64: difficile non notare da questi numeri chi perde e chi guadagna.

Sovranità rigorista
La Bce ha specificato che tali «proposte» saranno oggetto di pubblica consultazione fino all'8 dicembre e riguardano solo i nuovi crediti deteriorati e non quelli già presenti nello stock. Nello specifico sono oggetto del documento tutte le nuove esposizioni il cui status verrà cambiato da performing a non performing a partire dal 1 gennaio 2018 "indipendentemente da come erano classificate in precedenza». Le reazioni negative a questa operazione sono state trasversali in Italia: il settore bancario non può trovare sul mercato capitali sufficienti, e a catena patirebbe il comparto manifatturiero dato che si andrebbe verso una dura stretta monetaria. Lo spread sul debito tornerebbe a salire, perché ci si troverebbe in una situazione molto simile a quella del 2011, quando dieci banche estere vendettero in massa il debito italiano rendendolo fuori mercato. In questo caso vi sarebbe una vendita sui Npl.

Schauble, sempre lui...
Come detto in apertura l’operazione ha un padre: Wolfgang Schauble, ministro delle finanze tedesco fino alle recenti elezioni tedesche. Dominus della politica monetaria dalla potente Bundesbank, ovvero il contraltare germanico della Bce diretta da Mario Draghi. Al prossimo presidente del Bundestag - Schauble nonostante l’età non ha alcuna intenzione di ritirarsi dalle leve del comando - non manca la chiarezza argomentativa: ha proposto "un Fmi come sovrano rigorista» delle finanze della Unione economica. Il linguaggio non lascia scampo alla visione ideologica: l’austerità sarà in futuro, ancor più di ora, il sovrano d’Europa. Qualcosa che, come detto in precedenza, svuota la volontà umana e la riempie con un dogma ragionieristico. Il sovrano rigorista dovrebbe, secondo i dettami di Schauble, vigilare sul rispetto del Fiscal Compact come un Fondo Monetario: in caso di contravvenzione alle regole probabilmente scatterebbero multe o tagli ai trasferimenti. Il sermone è giunto nel giorno in cui Schauble partecipava alla sua ultima riunione da ministro presso l’Eurogruppo. Tutti si aspettavano un brindisi e parole di circostanza: il nuovo presidente del Parlamento tedesco ha invece annunciato il suo eterno testamento finanziario.