20 giugno 2019
Aggiornato 21:00
La longa manus dei francesi sul made in Italy

Parmalat, storia dell'agonia del latte italiano dal crac all'Opa di Lactalis

Lactalis ha lanciato un'Opa volontaria su Parmalat allo scopo di revocare la sua quotazione su Piazza Affari. Ma gli allevatori italiani non sono entusiasti della longa manus dei francesi sul made in Italy

Lactalis ha lanciato un'Opa su Parmalat.
Lactalis ha lanciato un'Opa su Parmalat. ( Shutterstock )

ROMA - Il gigante del settore lattiero-caseario Lactalis annuncia in un comunicato di aver lanciato, attraverso la controllata Sofil, una offerta pubblica (Opa) volontaria su Parmalat, della quale detiene già l'87,74% allo scopo di rimuovere l'effetto delle negoziazioni nella Borsa di Milano. L'Opa sarà effettuata a un prezzo di 2,80 euro per azione, che rappresenta un importo totale superiore a 636 milioni in caso di successo. Ma per il made in Italy la longa manus dei francesi si è rivelata spesso un pessimo affare.

Lactalis ha lanciato un'Opa su Parmalat
Dopo 5 anni alla guida di Parmalat, il gruppo lattiero-caseario Lactalis ha deciso di lanciare un'offerta pubblica di acquisto (Opa) volontaria per acquisire l'intero capitale della società italiana e poter così revocare le sue azioni dalla quotazione sul mercato azionario. Grazie alla controllata Sofil (società del gruppo Lactalis), i francesi intendono dotare la Parmalat di «una nuova dinamica – si legge nel comunicato diffuso nelle scorse ore -, che potrà essere più facilmente ed efficacemente conseguita nel lungo periodo senza far ricorso al mercato azionario». Il titolo Parmalat dirà quindi addio molto presto a Piazza Affari.

Lo storico marchio italiano dirà addio a Piazza Affari
L'offerta ha ad oggetto 227.419.208 azioni ordinarie, pari al 12,23% del capitale sociale di Parmalat e comprende anche le eventuali azioni ordinarie che dovessero essere emesse, nonché quelle che dovessero essere emesse al servizio dell'esercizio dei «Warrant azioni ordinarie Parmalat Spa 2016-2020». Il prezzo offerto di 2,80 euro per ciascuna azione, che non è mai stato raggiunto dopo il 2011, incorpora un premio superiore al 11% rispetto alla media dei prezzi ufficiali dell'ultimo mese e di quasi il 15% rispetto alla media degli ultimi tre mesi. L'offerta è promossa esclusivamente in Italia, in quanto le azioni di Parmalat sono quotate esclusivamente alla Borsa di Milano.

Dal crac del 2003 all'amministrazione straordinaria
Nell'attesa di conoscere gli sviluppi dell'offerta pubblica di acquisto, vale la pena ripercorrere le ultime tappe della vicenda Parmalat perché la società italiana con sede a Frosinone ha imperversato a lungo sulle prime pagine dei giornali nostrani. E i suoi guai non sono finiti. Il crac Parmalat è stato il più grande scandalo di bancarotta fraudolenta perpetrato da una società privata in Europa ed esplose nel 2003. Le difficoltà finanziarie dell'istituto, in verità, risalgono agli anni Novanta, ma il vaso di Pandora venne scoperchiato solo più tardi, quando la Consob avviò dei controlli sui bilanci della società. Il buco nero dei suoi conti aveva sublimato circa quattordici miliardi di euro.

L'arresto dell'ex ad Tanzi e l'intervento dello Stato
Il 15 dicembre 2003 il consiglio di amministrazione della società si dimise e di lì a poco il patron Calisto Tanzi venne condannato a diciotto anni di reclusione, insieme ad alcuni collaboratori. La Parmalat venne quindi salvata dal fallimento grazie all'intervento dello Stato, con il celebre decreto salva-imprese e un'iniezione di liquidità da 150 milioni di euro, e grazie al supporto di alcune banche italiane. Venne quindi affidata all'amministrazione straordinaria di Enrico Bondi (guru nel risanamento di aziende in crisi), che riuscì a riallinearne parzialmente i bilanci. Bondi divenne il primo amministratore delegato della nuova Parmalat Spa, quotata in Borsa. E così arriviamo alla "discesa" dei francesi.

La longa manus dei francesi sul made in Italy
Era il 2011 quando Lactlalis, gigante d'oltralpe del settore lattiero-caseario, lanciava un'Opa sullo storico marchio di latte e formaggi made in Italy e ne prendeva la guida. La famiglia Besnier (Emmanuel Besnier è l'amministratore delegato di Lactalis e secondo la rivista Forbes è anche uno degli uomini più ricchi del mondo) poco tempo prima aveva già messo le mani su altri due gioielli dell'agroalimentare made in Italy, Galbani e Invernizzi, e promise grandi investimenti nel Belpaese. Ma le promesse, come ricorda Sofia Fraschini su Il Giornale, non sono state mantenute. Anziché favorire il latte italiano, come era stato annunciato dalla famiglia Bresnier, infatti, a detta della Coldiretti dall'acquisizione dei francesi hanno chiuso almeno 4mila stalle sul territorio nazionale.

La battaglia degli allevatori e la crisi del latte italiano
Risale proprio allo scorso aprile la protesta degli allevatori genovesi che invitavano a boicottare i prodotti della Parmalat perché l'azienda aveva deciso di acquistare nell'Europa dell'Est e in Cina il latte necessario per realizzarli, contravvenendo agli impegni assunti con gli allevatori italiani che furono costretti a gettare sui loro pascoli decine di quintali di latte munto delle proprie mucche. Un nuovo capitolo della storia di Parmalat sta per cominciare. La società saluterà presto Piazza Affari e la governance francese non ha ancora chiarito quali sono i suoi programmi per il futuro. Ma una cosa è certa. Da quando la bandierina bianca rossa e blu è stata issata sullo storico marchio italiano gli sgambetti agli allevatori nostrani non sono mancati. E la guerra del latte, in Europa, continua.