19 ottobre 2019
Aggiornato 13:30
Nobel economia

Nobel economia, perché dobbiamo dire grazie a Hart e Holmstroem per la loro «teoria dei contratti»

Il 48esimo premio Nobel per l'economia è stato assegnato all’economista statunitense Hart e all’economista finlandese Holmstroem per i loro studi sulla «teoria dei contratti». Ecco cos'hanno scoperto d'importante

ROMA - L'economista statunitense di origine britannica Oliver Hart, docente all'università di Harvard, e l’economista finlandese Bengt Holmstroem, del Mit, sono stati insigniti del premio Nobel per l’economia. La Reale Accademia svedese delle Scienze ha riconosciuto l'importanza dei loro studi sulla «teoria dei contratti». Ma perché i loro contributi sono così preziosi? E questa teoria può davvero migliorare le nostre società?

Il 48esimo premio Nobel per l'economia
Il premio Nobel per l'economia è stato assegnato all’economista statunitense di origine britannica Oliver Hart, 67 anni, docente all’università di Harvard, e all’economista finlandese Bengt Holmstroem, 68 anni, del Mit di Boston. La Reale Accademia svedese delle Scienze ha premiato i loro contributi alla «teoria del contratto» sottolineando che «i nuovi strumenti teorici creati da Hart e Holmstroem sono preziosi per la comprensione dei contratti di vita reale e le istituzioni, così come le potenziali insidie nella messa a punto dei contratti».

Il cuore della «teoria dei contratti»
Per chi non è né un giurista né un economista è difficile capire la portata della teoria di Hart e Holmstroem, ma in realtà ci riguarda tutti molto da vicino. Il cuore della questione è piuttosto semplice e concerne la relazione tra i due soggetti che stipulano un contratto. In modo particolare quella tra il mandante e il mandatario. In economia il problema viene esplicitato dalla relazione Principale/Agente, ma in poche parole il succo è questo: come si può essere sicuri che l'agente faccia gli interessi del mandante (cioè, ad esempio, che un manager agisca esclusivamente in funzione degli interessi dell'azienda che si trova a guidare e non in funzione del proprio tornaconto)?

Il conflitto principale/agente nelle vicende finanziarie recenti
Le cronache della nostra storia più recente sono piene di episodi significativi in tal senso. Basta ricordare i dissesti finanziari che hanno messo in ginocchio alcuni degli istituti di credito nazionali più importanti. E non ci riferiamo solo alla crisi del Monte dei Paschi, ai problemi di Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca e le altre. Quanti amministratori delegati, banchieri e manager hanno lasciato la guida delle aziende che avrebbero dovuto amministrare al meglio con le tasche piene di soldi ma facendo patire ingenti perdite agli istituti e riducendoli spesso sull'orlo del baratro? E' questo il problema che Hart e Holmstroem hanno cercato di risolvere.

Il principio d'informativa elaborato da Holmstroem
I due economisti hanno studiato alcuni meccanismi per far sì che i dirigenti di un'azienda percepiscano retribuzioni adeguate alle loro performance e ai risultati aziendali raggiunti. Holmstroem, in particolare, si è focalizzato sul rapporto tra contratti e incentivi, sui compensi dei dirigenti e sui processi di ristrutturazione aziendale. Sua è l'elaborazione del «principio d'informativa», in base al quale un contratto tra un soggetto privato (per esempio l'azionista di una società) e il suo rappresentante per essere davvero efficiente dovrebbe collegare lo stipendio del supermanager ad alcune specifiche informazioni che forniscono dati rilevanti per la valutazione dei suoi risultati, calibrando attentamente rischi e incentivi.

Verso una migliore allocazione delle risorse?
Entrambi gli economisti, i cui studi sono iniziati negli anni '70 e sono proseguiti fino ai nostri giorni, hanno inoltre elaborato la teoria dei «contratti incompleti» evidenziando il fatto che è impossibile prevedere ogni tipo di eventualità che può insorgere trasferendo un contratto dalla teoria accademica alla vita reale. Sembra una resa incondizionata. Ma non è affatto così. I contributi di Hart e Holmstroem, infatti, non solo forniscono utili strumenti per valutare le attuali criticità dell'organizzazione aziendale e provvedere a elaborare adeguate soluzioni per i problemi ad esse connessi, ma costituiscono anche un terreno fertile per ulteriori ricerche in tal senso. Si tratta di un piccolo, grande passo verso un'allocazione più efficiente delle risorse e una società più equa. Vien da chiedersi come mai sinora la «teoria dei contratti» - che di per sé sembra riflettere dei concetti attinenti alla sfera del «buon senso» universale - non sia stata applicata. Speriamo che in un futuro non troppo lontano dalla teoria si possa passare - finalmente - alla pratica.