4 giugno 2020
Aggiornato 17:00
utili in calo

Unipol e il Fondo Atlante 2, per salvare Mps investe 100 milioni di euro

UnipolSai sosterrà il Fondo Atlante 2 per dare il suo contributo alla stabilizzazione del sistema. L'ad Carlo Cimbri sottolinea che non è un “vuoto a perdere” e che il gruppo ha in mente una strategia ben definita

ROMA – Il gruppo Unipol ha chiuso il primo semestre del 2016 con un utile netto in calo del 38% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Ma ha deciso di sostenere il Fondo Atlante 2 con un investimento da 100 milioni di euro. Mps può tirare un sospiro di sollievo dopo il dietrofront delle Casse di previdenza.

UnipolSai sosterrà il Fondo Atlante 2
Unipol finanzierà il Fondo Atlante 2 con un «obolo» da 100 milioni di euro. La notizia arriva direttamente dalla conference call dell'amministratore delegato, Carlo Cimbri, durante la quale sono stati presentati i dati economici del primo semestre. Il consiglio di amministrazione di UnipolSai ha deliberato di investire nel salvagente del governo Renzi creato ad hoc per sottoscrivere una parte delle cartolarizzazioni dei crediti deteriorati delle banche italiane e, in particolare, per mettere in sicurezza l'istituto di credito più antico e fragile d'Europa, il Monte dei Paschi.

Un contributo per la stabilizzazione del sistema
Si tratta del «contributo che noi diamo unitamente ad altri grandi operatori italiani alla stabilizzazione del sistema», ha spiegato l'amministratore delegato durante la presentazione dei risultati del gruppo assicurativo al 30 giugno 2016. Si tratta di un chiaro segnale di supporto al sistema bancario nazionale, ma Carlo Cimbri tiene a precisare che l'aiuto di UnipolSai non deve essere interpretato come un «vuoto a perdere, ma come un contributo affidato a mani capaci che col giusto equilibrio saprà dosare la natura di questi conferimenti che sono a sostegno di operazioni» che non trovano un naturale sbocco di mercato.

Non è un «vuoto a perdere»
Il Fondo Atlante «interviene come supporto quando il mercato non funziona o eccede in pressioni speculative», ha chiarito l'ad. E non bisogna dimenticare che anch'esso «ha obiettivi di redditività, è un soggetto privato, fa gli interessi dei proprio sottoscrittori cercando di dare un contributo». Diversamente da quanto annunciato nei giorni scorsi da alcune Casse previdenziali, che hanno indietreggiato rispetto alla possibilità di investire i soldi delle pensioni dei loro professionisti per rimediare agli errori delle banche, il Cda di UnipolSai ritiene che gli investimenti in Atlante abbiano «le caratteristiche per essere allocati nelle nostre gestioni separate al fine di contribuire a incrementarne il rendimento».

La strategia di UnipolSai
Ma c'è da aggiungere che, come ha voluto sottolineare Cimbri, «100 milioni sono poca cosa rispetto alle masse complessive». E non sarà certo questo piccolo investimento «che determinerà il buono o il cattivo andamento delle nostre gestioni separate», ha specificato l'ad. UnipolSai, d'altronde, guarda molto più lontano. Durante la conference call con gli analisti economici, Cimbri ha ribadito che la volontà del gruppo «dal punto di vista strategico» è quella di «far entrare» Unipol Banca «in un gruppo più grande», perché affinché il mercato del credito italiano possa «evolvere efficacemente» sono necessarie «dimensioni diverse».

L'evoluzione del mercato del credito italiano
«La dinamica di concentrazione del sistema è appena iniziata. All'aggregazione di Bpm e Banco Popolare ne seguiranno altre, dal mio punto di vista», ha spiegato l'amministratore delegato. Per Cimbri, il mercato del credito evolverà in un modo ancora tutto da scrivere, ma sicuramente avrà bisogno di dimensioni diverse. E il presupposto dimensionale sarà irrinunciabile nel futuro prossimo. «Non stiamo con le mani in mano ad aspettare che arrivi un'opportunità dal cielo per la banca, quindi stiamo attenti a tante opportunità e studiamo tante operazioni», ha annunciato l'ad dopo aver concluso la presentazione dei dati del gruppo relativi al semestre.

Utile netto in calo del 38% rispetto al 2015
Ma i numeri non sono dei migliori per UnipolSai. L'utile netto consolidato è risultato di 276 milioni di euro, in netto calo rispetto ai 446 milioni dello stesso periodo di un anno fa. Allora erano state contabilizzate «rilvanti plusvalenze», rispetto alle quali oggi si registra un crollo pari al 38,1%. Il risultato ante imposte del comparto assicurativo è passato da 784 a 461 milioni di euro, mentre la raccolta assicurativa è stata pari a 8.408 milioni di euro (-3,4% sul primo semestre 2015). E il margine di solvibilià consolidato è sceso dal 150% al 140% per gli effetti, spiega la società, derivanti dall'andamento negativo dei mercati finanziari.


 

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