La Turchia dopo il golpe, la banca centrale adotta misure d'emergenza. Ma la sua indipendenza è a rischio
La banca centrale turca ha deciso di adottare alcune misure straordinarie per combattere l'instabilità politico-finanziaria del paese. Ma gli investimenti risultano già dimezzati in quel di Ankara. Ecco cosa rischia la Turchia.
ROMA – Dopo il colpo di Stato fallito, la banca centrale turca ha deciso di correre ai ripari per difendere l'andamento della valuta nazionale sui mercati finanziari e combattere l'instabilità sopraggiunta con il golpe. Durante una riunione straordinaria che si è svolta domenica pomeriggio, l'istituto di Ankara ha annunciato una serie di misure d'emergenza, tra le quali la decisioni di concedere liquidità illimitata alle banche del paese.
Le misure straordinarie della banca centrale turca
Dopo l'alta volatilità seguita al golpe, la lira turca questa mattina ha recuperato terreno. L'ottimismo dei mercati finanziari è dovuto anche, se non soprattutto, all'annuncio straordinario della banca centrale di Ankara, che ha deciso di intraprendere misure eccezionali per combattere l'instabilità economico-politica che ha investito il paese. Dalla fine del 2012, la lira turca ha perso circa il 40% del suo valore e il 20% solo durante lo scorso anno. Per questa ragione, la svalutazione di venerdì scorso e il tentato colpo di Stato hanno indotto la banca centrale a intervenire drasticamente.
Politiche espansive per combattere l'instabilità
L'istituto di Ankara ha deciso di concedere liquidità illimitata alle banche nazionali e di fissare a zero il tasso di commissione per la concessione di liquidità intraday. Inoltre, gli istituti del paese saranno autorizzati ad utilizzare i depositi in valuta estera come garanzia per le esigenze di liquidità in valuta nazionale senza restrizioni, e per le banche di circa 50 miliardi di dollari i limiti di questi depositi possono essere aumentati, e le loro condizioni di utilizzo migliorate, all'occorrenza. Le politiche espansive adottate dalla banca di Ankara mirano a stabilizzare la lira turca e l'economia del paese in vista di eventuali turbolenze.
Investimenti dimezzati nel paese
Secondo alcuni economisti,però, il peggio potrebbe non essere ancora superato perché il sistema finanziario turco resta soggetto a una grande instabilità politico-economica. Come sottolinea Bloomberg, infatti, la deriva autoritaria del presidente Erdogan stava già preoccupando molti investitori internazionali e ora, con la durissima repressione che si profila all'orizzonte dopo il golpe, gli investimenti nel paese potrebbero ridursi ulteriormente e in maniera consistente. Per avere un'idea della questione, basti pensare che nei primi mesi del 2016 si erano già dimezzati rispetto allo stesso periodo del 2015.
Cosa rischia la Turchia
Nonostante il vice primo ministro, Mehmet Simsek, abbia twittato dopo il colpo di Stato fallito che «la stabilità politica si è rafforzata», che «i fondamentali macroeconomici sono solidi» e che «non c’è bisogno di preoccuparsi», per la Turchia potrebbero arrivare tempi molto duri. Il pugno di ferro del presidente contro i golpisti e gli oppositori al regime rischia di minare non solo la pace sociale, ma anche la crescita economica del paese. Anche l'indipendenza del nuovo governatore della banca centrale turca, Murat Cetinkaya, infatti oggi sembra un'utopia. E non bisogna dimenticare che, come evidenzia la teoria neoistituzionalista, il ruolo delle istituzioni sociali, politiche ed economiche è fondamentale nello sviluppo economico di un paese.
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