17 novembre 2019
Aggiornato 09:30
misura solidale?

Pensioni d'oro, la Consulta salva il prelievo di solidarietà sui più ricchi

Il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro introdotto dal governo Letta è stato dichiarato legittimo dalla Corte Costituzionale

ROMA – La Corte Costituzionale si è riunita ieri in udienza per esaminare la legittimità delle norme varate dal governo Letta, con la finanziaria del 2014, che hanno introdotto il prelievo di solidarietà sulle pensioni d'oro.

Il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro
La Consulta ha respinto le otto ordinanze che hanno chiesto di dichiarare incostituzionale il contributo di solidarietà sulle pensioni d'oro, da 91mila euro in su, imposto dal governo Letta con la legge di Stabilità del 2014. A impugnare le norme sono state varie sezioni regionali della Corte dei Conti, sulla scorta dei ricorsi presentati da ex magistrati, ex professori universitari ed ex dirigenti di enti pubblici e privati che ritengono «irragionevole» la legge che ha colpito soprattutto i pensionati.

Bocciato
Il prelievo di solidarietà imposto dal governo Letta era progressivo, di natura triennale e così ripartito: il 6% per i redditi da 91 a 130mila euro, il 12% per quelli da 130 a 195mila e il 18% per quelli ancora superiori. Se la Corte Costituzionale avesse deciso che la legge in questione è anticostituzionale e illegittima, lo Stato avrebbe dovuto rimborsare ai pensionati direttamente colpiti dalla norma circa 160 milioni di euro. Tanti soldi per le casse pubbliche. Ma per ora nulla di fatto.

Le argomentazioni a favore del governo Letta
Nessun altro governo, in futuro, potrebbe ricorrere a un contributo di solidarietà con le medesime caratteristiche. Per questa ragione è stato sin da subito probabile che la Consulta decidesse di promuovere la norma in questione, sottolineando la natura «solidaristica» del prelievo forzoso. L'argomentazione più rilevante in tal senso poggia sul fatto che tra gli obiettivi della legge introdotta dal governo Letta c'era quello di sostenere economicamente una categoria sociale molto debole e svantaggiata, quella degli «esodati».