20 luglio 2019
Aggiornato 21:30
viaggi più complicati

Brexit, ecco perché saliranno i prezzi dei voli low cost per il Regno Unito

Dopo l'uscita dall'Ue, potrebbero ridursi i collegamenti aerei con la Gran Bretagna. Vi spieghiamo cosa cambierà con la brexit per chi viaggia nel Regno Unito e quale sarà il problema più grande per le compagnie low cost

ROMA – La Brexit fa paura, e non solo alle Borse europee. Le principali compagnie aeree low cost si dicono preoccupate per gli effetti dell'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea. Ma se i loro profitti scendono, saremo noi viaggiatori a dover pagare tariffe più alte. Ecco quello che ci aspetta.

A rischio i collegamenti con la Gran Bretagna
L'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea può dar luogo a ricadute negative per i vettori e per chi viaggia da e verso il Regno Unito. Ryanair ha già fatto sapere che in futuro potrebbe non essere più in grado di assicurare collegamenti fluidi tra l'Europa e la Gran Bretagna, e non è l'unica compagnia aerea a correre questo rischio. Ma il calo dei voli determinerebbe un aumento consistente delle tariffe e viaggiare risulterebbe più difficile e costoso. Inoltre, le linee aeree britanniche dovranno in ogni caso rinegoziare da zero gli accordi con gli enti europei preposti a gestire il traffico nei cieli continentali.

Il traffico aereo da e verso il Regno Unito
E non si tratta affatto di un settore irrilevante: i numeri del traffico aereo da e verso il Regno Unito sono da capogiro. Solo nel 2014, i viaggi verso l'Unione Europea sono stati circa 34 milioni: 29 milioni per svago e circa 5 milioni per affari. La maggior parte dei voli rientra nella categoria low cost. Ma proprio queste compagnie rischiano di essere le più penalizzate dalla brexit, perché i costi del traffico aereo potrebbero diventare per loro quasi insostenibili. Così l'intero boom del settore, che negli ultimi dieci anni ha realizzato una crescita esponenziale, rischia di essere spazzato via in un sol colpo dalla brexit.

Cosa cambia con la brexit per chi viaggia
Nell'immediato, tuttavia, non dovrebbero esserci ripercussioni per chi viaggia nel Regno Unito. Fino a quando l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione Europea non verrà formalizzata, basterà ancora la carta d'identità valida per l'espatrio per varcare i confini britannici arrivando dal continente europeo. In futuro, invece, sarà necessario il passaporto per recarsi in Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord (a differenza del resto del Regno, la Repubblica d'Irlanda continuerà a far parte dell'Ue). Questo cambiamento potrebbe assestare un duro colpo al turismo inglese, e se diminuirà la domanda di voli aumenteranno contestualmente anche i prezzi dei biglietti.

Il problema più grande
Il problema più grande, però, come abbiamo già anticipato, sarà la rinegoziazione degli accordi per il traffico aereo. Sia la compagnia di bandiera, la British Airways, che le compagnie low cost dovranno (ri)stipulare da zero nuove intese con l'Europa, perché in seguito alla brexit la Gran Bretagna non aderirà più all'Ecaa (lo spazio unico europeo) e per volare sul continente i loro vettori avranno bisogno di permessi ad hoc. E per la stessa ragione rischiano di saltare anche gli accordi «open sky» con il Nord America, che dovranno essere rinegoziati con il Dipartimento dei Trasporti Usa e l'Ue. Questo «limbo» di attesa determinerà un periodo d'incertezza normativa che potrebbe far lievitare ulteriormente i costi del settore. EasyJet ha voluto rassicurare i suoi azionisti, sottolineando che la brexit «non avrà un impatto significativo sulla nostra strategia, sulla crescita degli utili nel lungo periodo e sui rendimenti». A rischiare di più, probabilmente, saranno i portafogli dei comuni viaggiatori.