20 ottobre 2019
Aggiornato 03:30
record negativo dal 2005

Lavoro, l'Istat lancia l'allarme: retribuzioni ferme e attese troppo lunghe per il rinnovo dei contratti scaduti

I dati dell'Istat evidenziano che la retribuzione media oraria è cresciuta solo dello 0,8% su base annua e che è aumentata considerevolmente l'attesa per il rinnovo del contratto scaduto, arrivando a circa 40 mesi. La colpa è del settore pubblico o di quello privato?

ROMA - Secondo l'Istituto nazionale di statistica, nel mese di marzo l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie rimane invariato rispetto al mese precedente e aumenta dello 0,8% nei confronti di marzo 2015. Troppo poco, e non è l'unico problema rilevato dall'Istat.

I dati dell'Istat
Oggi l'Istat ha pubblicato i dati relativi alle retribuzioni e ai tempi di attesa per il rinnovo del contratto dei lavoratori dipendenti. Complessivamente, nei primi tre mesi del 2016 la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,8% rispetto al corrispondente periodo del 2015. Con riferimento ai principali macrosettori, a marzo le retribuzioni contrattuali orarie registrano un incremento tendenziale dell'1,0% per i dipendenti del settore privato (0,8% nell'industria e 1,2% nei servizi privati) e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione.

La retribuzione media oraria è cresciuta dello 0,8%
Alla fine di marzo 2016, invece, i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica riguardano il 40,8% degli occupati dipendenti e corrispondono al 38,7% del monte retributivo osservato. Tra i contratti monitorati dall'indagine, nel mese di marzo sono stati recepiti due nuovi accordi e nessuno è scaduto. Complessivamente i contratti in attesa di rinnovo sono 45 (di cui 15 appartenenti alla pubblica amministrazione) relativi a circa 7,6 milioni di dipendenti (di cui circa 2,9 milioni nel pubblico impiego).

Aumenta l'attesa per il rinnovo del contratto
Tuttavia, e qui giungiamo alla nota dolente, alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo è del 59,2% nel totale dell'economia e del 47,3% nel settore privato. L'attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 39,9 mesi per l'insieme dei settori e di 18,2 mesi per quelli del settore privato. L'indicatore della vacanza contrattuale calcolata sull'insieme dei dipendenti è il dato più alto dal 2005, cioè dall'inizio della serie storica. E a marzo ha toccato i 23,6 mesi, cioè quasi due anni di attesa. 

La colpa è del settore pubblico o di quello privato?
Come riporta l'Agi, secondo il Segretario dell'Unione Nazionale dei Consumatori, Massimiliano Dona, non ci sono dubbi sul fatto che si tratti di un record fortemente negativo, ma le responsabilità non sarebbero da ricercare nel settore privato, bensì nel pubblico. «Nel settore privato l'aumento tendenziale, per quanto basso, +1%, e' comunque superiore all'aumento del costo della vita, considerato che a marzo l'Italia era in deflazione. La responsabilita' e' invece del settore pubblico, dove, nonostante la sentenza della Corte Costituzionale sia stata ormai depositata nel lontano luglio 2015, la contrattazione e' ancora bloccata» ha sottolineato il Segretario dell'Unione Nazionale Consumatori.