22 febbraio 2020
Aggiornato 19:30
Politica monetaria USA

Fed, emergenza finita. Oggi Yellen alzerà i tassi

Sarà l’inizio di una stretta probabilmente molto lenta, e senza scatti automatici - come avvenne invece tra il 2004 e il 2006 - come ha più volte spiegato la presidente Janet Yellen. Sarà comunque l’inizio di una fase nuova, quella della normalizzazione dei tassi d’interesse.

NEW YORK - L'ora X sta per arrivare. Nelle sale operative di tutto il mondo gli occhi sono puntati sugli schermi dei computer dove domani, quando in Italia saranno le 20 italiane, inizieranno a piovere informazioni contenute in poche righe ma che potrebbero segnare un momento storico con effetti su tutte le asset class negli Stati Uniti e non solo. A quell'ora terminerà la riunione del Federal Open Market Committee (Fomc), il braccio di politica monetaria della Federal Reserve. A quell'ora verrà annunciata una decisione che per la grande maggior parte di economisti e investitori è data ormai per scontata: un rialzo dei tassi di interesse, forse dello 0,25%. Sarebbe il primo dal giugno 2006.

E' dal 28 ottobre scorso, quando si era conclusa l'ultima riunione dell'Fomc, che il mercato si aspetta l'inizio della normalizzazione della politica monetaria dell'istituto centrale guidato da Janet Yellen. Il comunicato diffuso in quell'occasione lasciava esplicitamente aperta la porta a una stretta dicendo che potrebbe essere «appropriata» entro la fine dell'anno in corso. Nelle settimane successive la stessa Yellen e vari colleghi hanno ripetuto in tutte le salse quel messaggio. E' vero. Hanno sempre usato il condizionale non garantendo nulla. Ma quello è il classico modo di comunicare della Fed, attenta a non sbilanciarsi troppo in modo da avere a disposizione più alternative. Certo è che le probabilità di un aumento del costo del denaro - fermo dal dicembre 2008 ai minimi storici pari allo 0-0,25% - sono passate dal 38% precedente a quella riunione all'80% circa attuale.

Il mercato ci crede, è pronto, ci spera. D'altra parte il due dicembre scorso, quando aveva parlato all'Economic Club di Washington, Yellen aveva caratterizzato il primo rialzo dei tassi come dimostrazione del fatto che l'economia Usa «ha fatto molta strada» nel risollevarsi dalla crisi finanziaria del 2008-2009, la peggiore dalla Grande Depressione degli anni '30. «In quel senso», aveva detto, «mi aspetto che tutti siano impazienti di vedere quel giorno» arrivare. Ebbene quel giorno è ormai giunto. Soltanto uno shock - che difficilmente si realizzerà nelle prossime ore - potrebbe fare invertire rotta alle intenzioni della Fed. Il recente sell-off del petrolio non farà cambiare idea alla banca centrale anche se nella settimana scorsa il greggio ha ceduto al Nymex quasi l'11%, la flessione settimanale maggiore dell'anno. E nemmeno la crisi di liquidità che sta colpendo un angolo del mercato obbligazionario, quello dei bond spazzatura, sembra capace di fare deragliare la decisione della Fed. Il fatto poi che oggi siano arrivati segnali di pressioni inflative non fa altro che cementare quelle attese.

L'indice dei prezzi al consumo a novembre è rimasto invariato rispetto a ottobre (riflesso dei prezzi energetici che continuano a essere deboli) e su base annuale è cresciuto dello 0,5% (il maggiore incremento annuale dal dicembre 2014). Ma il dato core, quello depurato dalle componenti di generi alimentari ed energia, è salito dello 0,2% su ottobre e del 2% su base annuale, il massimo dal maggio 2014. I membri della Fed hanno sempre sostenuto di volere vedere l'inflazione salire verso il target del 2% prima di iniziare ad alzare i tassi. Il recente tonfo del greggio non aiuta ma il dato odierno offre spunti interessanti anche se la misura preferita dalla Fed per calcolare l'inflazione (il personal-consumption expenditures index) è sotto il target prestabilito da oltre tre anni. L'inflazione è vista come il faro che determinerà la politica monetaria della banca centrale Usa nel 2016. Per ora i prezzi bassi delle materie prime hanno frenato i prezzi al consumo e le relative aspettative, complicando le scelte della Fed per quanto riguarda i tassi. Eppure il governatore Yellen ha spiegato che l'andamento dei prezzi energetici rappresenta un fattore temporaneo, motivo per cui ha espresso fiducia sul fatto che nel medio termine verrà raggiunto il target del 2%. Molti investitori tuttavia restano scettici.

Se un rialzo dei tassi è dato per certo, quello che ancora resta da capire è il ritmo con cui ci saranno strette future. La giornata di domani verrà usata da trader, gestori e analisti proprio per capire quando ci sarà la prossima volta. Il punto sta nel cogliere le indicazioni che la Fed darà sulle condizioni in base alle quali premerà nuovamente il grilletto. Nella conferenza stampa che inizierà domani alle 20.30 italiane, Yellen tornerà a ribadire che «non c'è alcun piano per alzare i tassi di interesse in modo meccanico o basato su un calendario» e che una prima stretta «non sta a significare che la Fed si è immessa su una strada prederminata» nella normalizzazione della sua politica monetaria. Bisogna vedere se il percorso dei tassi è destinato a essere ancor più graduale di quanto successo in precedenza. Se il comunicato dell'Fomc conterrà la parola «graduale» e non il solito linguaggio vago secondo cui i tassi resteranno sotto i livelli normali per un certo periodo di tempo, quello verrebbe visto come un segno particolarmente «dovish», da colomba. Ma ciò non dovrebbe stupire visto che Yellen non ha pubblicamente escluso che «questo possa essere un ciclo di stretta monetaria diverso da quelli passati».

Insomma, la Fed vuole iniziare a stringere un pochino la cinghia. Aspettare troppo a lungo, aveva spiegato Yellen, significherebbe dovere correre ai ripari successivamente realizzando una stretta brusca con rischi per i mercati finanziari e persino per l'economia, che potrebbe inavvertitamente finire in recessione. Domani, quando scatterà l'ora X, vedremo se Yellen ha comunicato bene le sue intenzioni. A rischio c'è la sua credibilità e quella della banca centrale più importante al mondo.

(con fonte Askanews)