14 novembre 2019
Aggiornato 17:30
Materie prime | Petrolio

Descalzi: «Petrolio ai minimi? Assenza regolatore è un problema»

Per l'Amministratore Delegato dell'ENI: «La verità è che fra 2 o 3 anni ci sarà un buco di supply rispetto alla domanda e i prezzi saliranno. Non riuscire a trovare un regolatore con una commodity così importante fisicamente ma anche come impatto finanziario è un problema».

PARIGI - «Un'anomalia» che è diventata «un fatto strutturale». Dalla COP21 di Parigi, dove ha in programma la partecipazione ad una colazione high level della conferenza mondiale sul clima insieme al segretario generale delle Nazioni Unite Ban ki-moon ed al segretario di stato Usa John Kerry, l'amministratore delegato dell'Eni, Claudio Descalzi commenta così il prezzo del petrolio ai minimi.
«Penso che il prossimo anno sarà ancora basso e forse l'anno successivo leggermente più alto ma la verità è che si sta creando un grosso gap in termini di investimenti, nel 2014 sul 2015 abbiamo 200 miliardi, potrebbe verificarsi nel 2016 anche un nuovo taglio e quindi altri 150/200 miliardi». Per Descalzi «la verità è che fra 2 o 3 anni ci sarà un buco di supply rispetto alla domanda e i prezzi saliranno».

Assenza regolatore è un problema
«Il fatto che non riusciamo a regolare i prezzi é un grosso problema per i consumatori, che adesso stanno beneficiando di un energia a basso prezzo ma poi si potrebbero trovare con dei prezzi estremamente alti - ha aggiunto Descalzi. - Non riuscire a trovare un regolatore con una commodity così importante fisicamente ma anche come impatto finanziario è un problema, come ho già detto è come se non ci fossero delle banche centrali europee o americane per gestire gli schemi finanziari. Questo impedisce di fare gli sviluppi e gli investimenti per il futuro».

L'ENI ha la possibilità di reggere prezzi molto bassi
Rispetto ai ragionamenti industriali su un break even a 45 dollari, Descalzi ha precisato che questo è riferito «ai progetti looking for, quelli che stiamo sviluppando o dobbiamo sviluppare», mentre il break even «per i programmi esistenti che hanno già recuperato gli investimenti é inferiore».
«Per la nostra struttura di asset i costi si stanno riducendo - ha aggiunto l'amministratore delegato dell'Eni - e si ridurranno ulteriormente con i progetti futuri anche al di sotto dei 45 dollari, quindi riusciremo assolutamente a reggere. Però bisogna investire e non si possono fare investimenti quando si ha una visione a 50 o 60 dollari per progetti che hanno un break even superiore. Poi il break even non è fatto solo dal progetto, bisogna vedere il break even societario».
E' allora «importante che tutti i business che sono intorno ad Eni, come raffinazione o gas&power, abbiano la capacità di reggere delle situazioni a prezzi molto bassi, perché anche il gas è basso».