25 luglio 2024
Aggiornato 02:00
Politiche energetiche

Il Pd vuole chiudere le centrali a carbone

Alcuni esponenti del Partito democratico, tra cui Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente hanno presentato una risoluzione per la sostituzione «graduale ma sistematica» dei combustibili fossili con «fonti di energia pulita, in grado anche di generare un maggior numero di posti di lavoro»

ROMA - «Programmare ed avviare la chiusura progressiva delle centrali a carbone ancora presenti nel territorio italiano e assumere iniziative per definire e introdurre nuovi standard e limiti alle emissioni di CO2 delle centrali in modo da allineare le emissioni consentite agli obiettivi da raggiungere per contenere l'aumento della temperatura media globale entro la soglia dei due gradi rispetto al periodo precedente alla rivoluzione industriale e promuovere, anche in sede europea, l'adozione di standard e limiti di emissione delle centrali termoelettriche». Sono queste le richieste - come rende noto l'agenzia specializzata H2OIL - avanzate da alcuni onorevoli del Pd, tra cui Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente, territorio e lavori pubblici.

CARBONE FONTE PIU' INQUINANTE - Gli onorevoli in una risoluzione in Commissione hanno fatto presente che «il prossimo dicembre, a Parigi si terrà la 21esima conferenza delle parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) nel corso della quale i 196 Paesi che la compongono dovranno raggiungere un accordo globale vincolante di riduzione delle emissioni climalteranti che contenga l'aumento della temperatura media globale entro i 2 gradi rispetto ai livelli precedenti alla rivoluzione industriale». Per gli onorevoli «oltre il 75% delle emissioni di gas serra responsabili dell'aumento della temperatura media globale sono causate dalla produzione e dall'uso di energia; il carbone è il combustibile fossile più inquinante e responsabile della maggiore quantità di emissioni di gas serra in atmosfera; a livello globale è utilizzato nella produzione del 40% di energia circa ed è responsabile per il 70% delle emissioni legate all'energia».

LE CENTRALI IN ITALIA - In Italia attualmente si trovano tredici centrali a carbone: Brindisi Nord di proprietà della Edipower SpA, Fiumesanto (Sassari) di proprietà di E.On Italia SpA, Monfalcone (Gorizia) di proprietà di A2A SpA, Torrevaldaliga Nord (Civitavecchia) di proprietà di ENEL SpA, Vado Ligure (Savona) di proprietà di Tirreno Power SpA, Brescia di proprietà di A2A SpA, Brindisi Sud di proprietà di ENEL SpA, Genova di proprietà di ENEL SpA, Sulcis di proprietà di ENEL SpA, Fusina (Venezia) di proprietà di ENEL SpA, Marghera (Venezia) di proprietà di ENEL SpA, La Spezia di proprietà di ENEL SpA, Bastardo (Perugia) di proprietà di ENEL SpA.

DA CARBONE TROPPE EMISSIONI - Nel 2014 le centrali italiane hanno contribuito a coprire il 13,5% del fabbisogno di elettricità causando emissioni di CO2 per 39,4 milioni di tonnellate, pari al 40% delle emissioni dell'intero comparto termoelettrico. «L'Italia - spiegano gli interpellanti - ha una sovrabbondanza di centrali termoelettriche con una capacità installata doppia rispetto alla domanda di picco, senza considerare l'apporto delle rinnovabili; secondo dati di Terna, la capacità termoelettrica installata è pari a circa 122 GW a fronte di un record dei consumi raggiunto lo scorso 21 luglio 2015 di 59,126 GW: una riduzione dell'offerta di energia da centrali termoelettriche e a partire da quelle a carbone non pregiudicherebbe la sicurezza del sistema energetico».

RINNOVABILI CREANO LAVORO - Per gli esponenti del Pd «il carbone e gli altri combustibili fossili devono essere gradualmente ma sistematicamente sostituiti da fonti di energia pulita, in grado anche di generare un maggior numero di posti di lavoro. GSE stima che il settore delle energie rinnovabili potrebbe arrivare a creare 250 mila posti di lavoro, più altri 600 mila nei settori collegati».