25 gennaio 2022
Aggiornato 09:30
Import europeo è stabile

Aumenta la produzione di carbone, diminuiscono i consumi

Assocarboni ha ricordato che nel 2014 sono state estratte 7,2 miliardi di tonnellate della materia prima. In Italia le importazioni per quello da vapore sono scese dell'11% e del 15% per quello metallurgico e Pci. Enel ha annunciato che eliminerà gradualmente gli investimenti nel settore. Nel mondo, secondo uno studio di Sierra Club e CoalSwarm, per ogni nuova centrale ne vengono chiuse due

ROMA – Nel 2014 la produzione globale di carbone è aumentata del 3 per cento, raggiungendo i 7,2 miliardi di tonnellate estratte. In Europa le importazioni di questa materia prima si sono mantenute stabili, mentre sono scese dell'11 per cento quelle di gas, ha sottolineato Assocarboni, l'Associazione italiana degli Operatori del Carbone, nel corso del Convegno «Sistema elettrico nazionale: strategie per la competitività e lo sviluppo sostenibile».

IN ITALIA SEMPRE MENO CARBONE - L'Associazione ha ricordato che nel mondo, durante gli ultimi 10 anni, circa metà dell'aumento dei consumi di energia. Per quanto riguarda l'Italia invece, lo scorso anno i consumi di carbone si sono contratti e le sue importazioni sono diminuite dell'11 per cento rispetto al 2013, attestandosi a 16 milioni di tonnellate per quello da vapore, mentre sono scese del 15 per cento per quello metallurgico e Pci (poteri calorifici inferiori), che si sono fermate a 4 milioni di tonnellate a fine 2014. Per Assocarboni hanno pesato la chiusura di Vado Ligure, la situazione di stallo dell'Ilva a Taranto e il perdurare delle crisi.

ENEL DICE ADDIO AL CARBONE - Il futuro per il carbone in Italia non è roseo. Nelle scorse settimane Enel (che possiede 8 delle 13 centrali a carbone italiane) ha approvato il bilancio 2014, spiegando di aver operato svalutazioni di asset per 6,427 miliardi, di cui 2,108 miliardi per quanto riguarda gli «asset relativi alla generazione da fonte convenzionale (olio combustibile, a carbone o a gas naturale, ndr) a seguito del perdurare della crisi che ha colpito tale settore». Pochi giorni dopo invece il direttore per l'Italia, Carlo Tamburi, ha ribadito che l'azienda intende dismettere 23 centrali termo-elettriche ed entro il 20 aprile presenterà il piano per la loro riconversione. Prima della presentazione del piano strategico 2015-2019 invece, Enel ha annunciato che eliminerà gradualmente i suoi futuri investimenti in carbone. Durante un incontro con Greenpeace, la società si è impegnata a rinunciare al carbone entro il 2050. Inoltre la compagnia aveva già cancellato nel 2014 due progetti di impianti a carbone, uno in Italia a Porto Tolle e l'altro in Cile.

OGNI CENTRALE APERTA NE CHIUDONO 2 - Anche in giro per il mondo, il carbone come fonte energetica non è ben visto. L'associazione ambientalista americana Sierra Club e il gruppo di ricerca CoalSwarm hanno recentemente pubblicato il rapporto «Boom and Bust: Tracking The Global Coal Plant Pipeline», dove viene evidenziato che per ogni nuova centrale a carbone ne vengono chiuse o annullate due. Le aree del pianeta dove il declino del carbone da vapore è più evidente sono in Europa, Asia meridionale, America Latina e Africa. Lo Stato che si è disfatto di più centrali è l'India, con 6 chiusure o annullamenti per ogni nuovo impianto (dati al 2012). A proposito, Ted Nace, direttore esecutivo di CoalSwarm, ha ricordato: «La cosa che colpisce è la rapidità con la quale il  clima del business si è rivoltato contro il carbone dal 2012. Dato che questi progetti richiedono grandi spese in conto capitale, sono vulnerabili alla crescente percezione del rischio. Se si guarda alla numero di progetti annullati e accantonati, soprattutto in posti come l’India che stavano progettando un enorme aumento capacità di generazione di energia da carbone, è quasi come se la musica improvvisamente avesse smesso di suonare e tutti si fossero diretti verso le porte».