22 ottobre 2019
Aggiornato 17:30
Il Tenge perde il 30%

Crolla la valuta del Kazakistan dopo la libera fluttuazione

Il 'doppio passo valutario' del Paese petrolifero asiatico che ha forti legami commerciali sia con la Russia sia con la Cina, giunge in una fase critica per l'economia nazionale, che accusa i contraccolpi del crollo del rublo e dei prezzi del greggio

ROMA (askanews) - A nove giorni dalla svalutazione dello Yuan da parte del governo cinese proseguono forti scosse di assestamento sul mercato dei cambi asiatico. Ora è la volta del Kazakistan la cui valuta, il Tenge, ha perso oggi oltre il 30% del suo valore - a quota 257,7 contro dollaro - dopo che il governo di Astana ha annunciato la libera fluttuazione rinunciando alla banda di oscillazione che era stata ampliata solo un giorno prima.

Il Tenge perde il 30%
Il 'doppio passo valutario' del Paese petrolifero asiatico che ha forti legami commerciali sia con la Russia sia con la Cina, giunge in una fase critica per l'economia nazionale, che accusa i contraccolpi del crollo del rublo e dei prezzi del greggio. E giunge, inoltre, a soli nove giorni di distanza dall'annuncio della svalutazione della Cina che ha cambiato i parametri di calcolo del tasso di riferimento giornaliero del renminbi.

Aumentano i timori di una guerra valutaria
Il Kazakistan - riporta il Ft - segue così anche le orme del Vietnam, che aveva allargato la sua banda di oscillazione valutaria per ben due volte dallo scorso 11 agosto, aumentando i timori di una 'guerra valutaria' innescata non intenzionalmente proprio dalla Cina. Un effetto potenzialmente pericoloso di questa ondata di svalutazioni riguarda la solidità finanziaria dei paesi asiatici interessati dalle svalutazioni a catena, non solo per i crescenti segnali di fughe di capitali dall'area, ma anche per le crescenti difficoltà che si manifesteranno nel rimborsare i debiti denominati in dollari, ora sensibilmente più costosi. Secondo le stime della Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea (Bri) i Paesi emergenti negli ultimi 5 anni hanno più che raddoppiato la loro esposizione debitoria in dollari a 4.500 miliardi di dollari.