15 novembre 2019
Aggiornato 01:00
L'isola caraibica ha dichiarato il default

Peggio della Grecia, il Puerto Rico. Lo sapevate?

La storia dell’ isola caraibica è paragonabile all’iter che ha portato all’esplosione della crisi greca. Ecco perché

ROMA – Peggio della Grecia il Puerto Rico. Ma nessuno, o quasi, lo sa. Il 28 giugno il governo dell’isola caraibica ha dichiarato il default, dopo aver diffuso un rapporto della Banca Mondiale che preannunciava la bancarotta del suo territorio. Un debito di 72 miliardi di dollari che non sarà ripagato. Ma la notizia non ha generato panico né terrore, perché la crisi greca è una raffinatissima arma di distrazione di massa.

La bancarotta di Puerto Rico
Tutti gli occhi sono puntati su Atene. O, al massimo, prendono in considerazione quello che sta accadendo in quel di Pechino, con le borse asiatiche colate a picco che minacciano di contagiare la finanza internazionale con il virus di una nuova crisi globale. Invece, anche nel mar dei Caraibi, è accaduto qualcosa di molto interessante. Il Puerto Rico ha dichiarato il default, e non poteva scegliere momento migliore. Adesso che l’attenzione è dirottata altrove, i problemi contabili del governatore Alejandro Garcia Padilla vengono considerati marginali nel panorama dell’economia internazionale – scosso da ben altre turbolenze -, e perciò ridimensionati. Ma quanto è accaduto a Puerto Rico deve far riflettere sul fatto che la Grecia non sia l’unico paese al mondo alle prese con un debito eccessivo e non ripagabile.

Come la Grecia
La storia dell’ isola caraibica è paragonabile all’iter che ha portato all’esplosione della crisi greca. Vediamo perché. Fino al 2005 l’economia locale si avvantaggiava della nutrita presenza dei militari statunitensi e delle agevolazioni fiscali che attiravano investimenti americani. Quando, però -  esattamente quindici anni fa -, queste agevolazioni vennero abolite, la produzione locale si ridusse di oltre il 10%. Tuttavia, il denaro proveniente dagli Stati Uniti ha continuato ad affluire sull’isola attratto da titoli finanziari particolarmente vantaggiosi. Questo afflusso di liquidità ha permesso al governo di tenere in piedi un apparato previdenziale generoso tanto quanto costoso, e di spesare un’amministrazione locale inefficiente e corrotta. Una storia che ricorda molto da vicino quella greca.

Cosa farà Washington?
Anche all’ombra del Partenone, infatti, la governance ateniese ha condotto – nello stesso periodo - uno stile di vita ben al di sopra delle sue possibilità, utilizzando la liquidità in eccesso proveniente dalla Germania. Come abbiamo spiegato nel precedente articolo sull’argomento, i tedeschi hanno dirottato i loro soldi su Atene, per mettere a disposizione dei greci il denaro sufficiente affinché questi acquistassero con i loro prestiti i beni tedeschi, sostenendo così l’ipertrofica crescita dell’export teutonico. Nel caso di Puerto Rico, però, la situazione forse è anche peggiore perché il FMI non può intervenire in soccorso del paese: non è infatti uno Stato sovrano. Potrebbe intervenire Washington, dato che l’isola fa parte del suo territorio, ma sembra abbia già chiaramente negato qualsiasi forma di intervento per salvare Puerto Rico dalla bancarotta. Per sapere come andrà a finire bisognerà attendere ancora qualche giorno, ma nel frattempo vale la pena sottolineare che anche l’America deve fare i conti con un default in casa propria. Proprio come l’Europa.