28 giugno 2022
Aggiornato 01:00
Dietro le leggi dell'economia si nascondono quelle della finanza

Petrolio, perché il prezzo continua a salire?

Nonostante ci sia un surplus di due milioni di barili sul mercato globale, il prezzo dell'oro nero ha ripreso a salire. Ecco le ragioni.

ROMA - I primi mesi del 2015 hanno visto un’impennata del consumo del greggio. In Italia, i consumi petroliferi del mese di aprile sono ammontati a 5 milioni di tonnellate, con un aumento del 5,3% rispetto allo stesso mese del 2014.  E’ cresciuta in particolare la domanda di carburanti (benzina e gasolio), e questo nonostante il rialzo del suo prezzo.

Sale di nuovo il prezzo del greggio
Sull’andamento del petrolio, in verità, sono molteplici le perplessità di investitori ed economisti. Lunedì, il greggio di origine europea viaggiava verso i 68 dollari al barile, mentre il WTI di origine statunitense ha superato la soglia dei 60 dollari. Dopo il crollo verticale dei mesi scorsi, il prezzo del petrolio è tornato a salire nelle ultime settimane e sebbene non sia plausibile un ritorno alle quotazioni ben più elevate di circa un anno fa, in molti si chiedono quale sarà l’andamento del greggio nei prossimi mesi. La più recente ripresa dei prezzi del petrolio potrebbe spiegarsi in parte con i timori degli investitori per i bombardamenti sauditi contro i ribelli yemeniti vicino il golfo di Aden, snodo strategico per il commercio del petrolio, e - più in generale – con le inquietudini internazionali legate alla crisi mediorientale e all’avanzata dello Stato Islamico.

La «speculazione» finanziaria vince sulle leggi dell’economia
Ma si tratta di una risposta decisamente parziale e congiunturale, che si scontra drasticamente con le leggi dell’economia, e in particolare con quella  della domanda e dell’offerta del mercato globale. Sono molti gli economisti che non riescono a spiegarsi perché,  nonostante ci sia sovrabbondanza di oro nero - tanto da creare perfino problemi di stoccaggio -, il suo prezzo sia tornato a crescere.  Si stima che al momento, sul mercato internazionale, ci sia un surplus di 2 milioni di barili di greggio, che si accompagna a segnali di grande debolezza nella fase di estrazione e produzione: con le trivelle che una dopo l’altra fermano il lavoro, soprattutto negli Stati Uniti. A cosa è dovuto, allora, il recente aumento del Brent e del Wti? La risposta potrebbe essere la parola «speculazione». Le ragioni del rialzo del prezzo del greggio non risiedono probabilmente all’interno del mercato del petrolio, e poco hanno a che fare con la debolezza dei suoi fondamentali.

L’oro nero è la scommessa dei grandi capitali internazionali
Qui entrano in gioco le leggi psichedeliche della finanza internazionale, a volte di difficile interpretazione, che muovono enormi flussi di denaro e intervengono come variabili impazzite nella determinazione dei prezzi delle materie prime. Il petrolio, come l’oro in misura minore, è ormai un potente asset finanzario sul quale diversi macro fondi multimiliardari investono seguendo logiche del tutto personali, con l’unico obiettivo di massimizzare il guadagno della loro speculazione. Ecco allora che se colleghiamo il rialzo del prezzo del greggio al ribasso del dollaro, il quadro diventa  un poco più chiaro: gli hedge funds, in risposta alla debolezza del biglietto verde, stanno spostando milioni di miliardi di dollari sui mercati finanziari, e il petrolio è uno degli asset finanziari principali sui quali investire. Un’ondata di liquidità che fa impennare il prezzo del greggio, indipendentemente dal fatto che l’offerta di oro nero, sul mercato globale, sia in eccesso rispetto alla domanda. Sono le leggi della finanza che vincono quelle dell’economia. A noi consumatori non resta che restare a guardare, e fare i conti della benzina quotidianamente, nella speranza che i nostri portafogli non diventino di nuovo oltremodo leggeri.