19 ottobre 2019
Aggiornato 09:00
Marcegaglia: «Non si evidenziano illeciti penali»

L'indagine sull'ENI in Nigeria

Grillo ha attaccato l'ad del cane a sei zampe, Claudio Descalzi «coinvolto, spero da innocente, in inchieste» per tangenti. Lo scorso anno la Procura di Milano ha aperto un fascicolo contro lui il suo predecessore Paolo Scaroni, il capo della divisione esplorazioni Roberto Casula e il faccendiere Luigi Bisignani per corruzione internazionale, per ottenere la concessione del campo nigeriano Opl 245

ROMA – Durante il suo intervento all'assemblea degli azionisti Eni, Beppe Grillo ha usato parole dure contro i vertici societari, accusandoli di corruzione, «in particolare in Africa è sotto gli occhi di tutti» ha detto il leader del Movimento 5 stelle portando come esempi le inchieste giudiziarie per presunte tangenti in Algeria e in Nigeria.

GRILLO CONTRO DESCALZI - Il comico genovese ha fatto il nome dell'amministratore delegato, Claudio Descalzi «coinvolto, spero da innocente, in inchieste in Kazakistan e Nigeria per telefonate che spero non abbia mai fatto con lo 'psicofaccendiere Bisignani'. Eppure basterebbe inserire delle clausole di onorabilità nello statuto dell'Eni, come cause di ineleggibilità». La presidentessa del Cane a sei zampe, Emma Marcegaglia ha replicato a Grillo, ricordandogli che per quanto riguarda l'acquisizione del blocco Opl 245 in Nigeria «allo stato non si evidenziano illeciti penali». La Procura di Milano dal canto suo lo scorso anno ha aperto un'inchiesta per corruzione internazionale contro Descalzi (allora a capo della Divisione Exploration & Production), il suo predecessore Paolo Scaroni, il capo della divisione esplorazioni Roberto Casula e il faccendiere Luigi Bisignani.

LA CONCESSIONE DEL CAMPO OPL 245 - Secondo i magistrati milanesi Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, nel 2011 per ottenere la concessione del campo di esplorazione petrolifera Opl 245 il Cane a sei zampe pagò una maxi tangente da oltre 200 milioni di dollari. Ufficialmente Eni vinse la concessione insieme a Shell versando 1,092 miliardi di dollari direttamente alle autorità nigeriane, che poco prima della stipula del contratto avevano ottenuto il campo Opl 245 dall'ex ministro dell'Energia Dan Etete. Per anni però Eni avrebbe trattato con Etete per ottenere la concessione, grazie alla mediazione del nigeriano Ebeka Obi e del russo Ednan Agaev, accordandosi di transare per la stessa cifra pagata poi dalla compagnia energetica al governo della Nigeria. Le autorità di Abuja avrebbero quindi girato l'1,092 miliardi all'ex ministro, che però ha riconosciuto un centesimo ai due mediatori, che hanno citato in giudizio Etete sia a New York che a Londra.

LE ACCUSE DELLA PROCURA DI MILANO - Proprio grazie al procedimento londinese la presunta corruzione di Eni è diventata di pubblico dominio. L'intermediario nigeriano Obi infatti ha vinto la causa contro Etete vedendosi riconosciuto il diritto a 110,5 milioni di dollari, il 7,5 per cento della transazione per il campo Opl 245. Nel processo presso la High Court di Londra Obi ha prodotto alcuni documenti dove ha attestato di aver avuto rapporti diretti con Descalzi, materiale che è stato ritenuto interessante dalla Procura di Milano. Nella rogatoria internazionale promossa dai magistrati italiani è scritto: «Si ritiene che Scaroni e Descalzi abbiano organizzato e diretto l’attività illecita. Descalzi era in continuo contatto con il mediatore nigeriano Emeka Obi». Inoltre i pm milanesi hanno aggiunto: «La somma di 215 milioni», se non fosse stata bloccata tra Gran Bretagna e Svizzera, sarebbe stata «certamente destinata» non solo «a remunerare pubblici ufficiali» ma anche «a pagare tangenti a manager Eni e agli intermediari Obi Agaev e Di Nardo Bisignani». Eni ha sempre ribadito «la sua estraneità da qualsiasi condotta illecita assicurando massima collaborazione alla magistratura e confida che la correttezza del proprio operato emergerà nel corso delle indagini».