25 maggio 2020
Aggiornato 10:30
Agenzia delle Entrate sarà parte civile

Processo Saipem: Tullio Orsi chiede il patteggiamento

L'ex presidente della controllata Eni in Algeria ha proposto di scontare una pena detentiva di 2 anni e 10 mesi e di farsi confiscare 1 milione e 250 mila euro circa. L'ex ad del Cane a sei zampe, Paolo Scaroni, ha chiesto di essere interrogato. Prossima udienza fissata per il 12 giugno. Entrambi con altre 5 persone sono accusati di corruzione internazionale

MILANO – Tullio Orsi, l'ex presidente di Saipem in Algeria imputato assieme altre sette persone (tra cui l'ex amministratore delegato di Eni, Paolo Scaroni) di corruzione internazionale, ha chiesto alla Procura di Milano di patteggiare.

UNA TANGENTE DA 198 MILIONI DI DOLLARI - L'ex dirigente della controllata Eni ha proposto nel patteggiamento di scontare una pena detentiva di 2 anni e 10 mesi e di farsi confiscare 1 milione e 250 mila euro circa (1,3 milioni di franchi svizzeri). I pm titolari del procedimento, Fabio De Pasquale, Isodoro Palma e Giordano Baggio hanno accolto la richiesta che ora dovrà essere validata dal gup, Alessandra Clemente. La prossima udienza del processo, attualmente in fase preliminare, si terrà il 12 giugno quando il gup accoglierà o meno le richieste di rinvio a giudizio per i sette imputati. Orsi è accusato di aver corrotto nel 2007 l'ex ministro dell'energia algerino, Chekib Khelil, con una maxi tangente da 198 milioni di dollari per ottenere appalti petroliferi del valore complessivo di 8 miliardi. Con lui sul banco degli imputati ci sono diversi ex top manager di Saipem: l'ex ad, Pietro Franco Tali, l'ex direttore finanziario, Alessandro Bernini, l'ex direttore operativo, Pietro Varone e l'ex ad di Eni Scaroni. Quest'ultimo ha fatto sapere che intende farsi interrogare il prossimo 12 giugno.

AGENZIA DELLE ENTRATE PARTE CIVILE - Nel frattempo l'Agenzia delle Entrate ha chiesto e ottenuto di costituirsi parte civile. Scaroni, Tali, Bernini, Vella e Varone infatti sono accusati anche di dichiarazione fraudolenta dei redditi. La Procura di Milano chiedendone il rinvio a giudizio aveva scritto: «Al fine di evadere le imposte sui redditi... indicavano nelle dichiarazioni consolidate di Saipem spa elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo». Il gup invece ha respinto la richiesta di Sonatrach (l'ente di Stato algerino che di occupa della gestione delle risorse energetiche del Paese) di essere riconosciuta parte offesa.

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