10 luglio 2020
Aggiornato 16:00
Progetto fermo dal 2012, dopo un grave incidente

Shell potrà cercare idrocarburi nell'Artico

La compagnia anglo-olandese ha ottenuto il via libero dal dipartimento degli Interni Usa, condizionato, al progetto di trivellazione nel Mare di Chukchi. Potrà avviare sei campi di esplorazione nel caso ottenga le ulteriori autorizzazioni necessarie, da parte degli Stati Usa rivieraschi e da alcune agenzie federali

WASHINGTON – Shell potrà incominciare a esplorare l'Artico alla ricerca di idrocarburi già quest'anno. L'amministrazione guidata da Barack Obama ha dato il via libero, ma condizionato, al progetto di estrazione di idrocarburi portato avanti dalla compagnia anglo-olandese nel Mar Glaciale Artico.

OK A 6 CAMPI ESPLORATIVI - Royal Dutch Shell potrà avviare 6 campi di esplorazione, nel caso ottenga le ulteriori autorizzazioni necessarie, da parte degli Stati Usa rivieraschi e da alcune agenzie federali. Il semaforo verde ottenuto ieri dal dipartimento degli Interni però era vista come quella più importante, e il gigante dell'energia si aspetta di chiudere l'iter autorizzativo in poco tempo. Curtis Smith, portavoce di Shell, ha dichiarato: «Speriamo di ottenerli più prima che poi. Stiamo spostando asset e persone presupponendo che otterremo quei permessi. Abbiamo ragione di credere che così sarà».

PROGETTO IN STAND-BY DA 2012 - La compagnia iniziò a esplorare l'area tre anni fa, ma dovette lasciare le acque del Mare di Chukchi dopo un incidente al suo impianto principale di perforazione che si arenò e andò perduto. Il progetto venne avviato otto anni fa e Shell ha già speso 6 miliardi di dollari nell'esplorazione dell'Artico, e quest'anno ha previsto di investirne un altro. Stando alle stime del governo americano, nella regione è possibile estrarre circa 24 miliardi di barili di petrolio. Lo sfruttamento da parte della compagnia delle riserve di idrocarburi nell'Artico però potrebbe trovare ancora ulteriori ostacoli: diversi gruppi ambientalisti hanno dato corso a battaglie legali contro Shell, mentre la città di Seattle (Wa) ha avviato le procedure per impedire a Shell di usare il porto della città per parcheggiare le sue navi preposte alla perforazione.

LA PROTESTA DI GREENPEACE - Lo scorso aprile un gruppo di volontari di Greenpeace ha abbordato la piattaforma petrolifera di Shell Polar Pioneer, durante il suo viaggio verso il Mare Artico. Gli ambientalisti sono rimasti per alcuni giorni accampati sul lato inferiore del ponte principale dell'imbarcazione, un'azione di protesta per rispondere ai progetti «pericolosissimi non solo per il fragile ecosistema artico, ma per tutto il Pianeta» di trivellazioni nell'Artico, annunciate in quei giorni dal dipartimento degli Interni degli Stati uniti, che aveva dato un primo via libera alle concessioni petrolifere nella regione.