15 dicembre 2019
Aggiornato 08:30
All'orizzonte un Fondo di investimento Italo-russo

Nella Russia delle sanzioni, il business italiano non molla

Nessuna società italiana presente a Mosca per ora ha chiuso, ma molte hanno dovuto ridurre la propria presenza. Con un taglio del 20% del personale.

MOSCA (askanews) - Nessuna società italiana presente a Mosca per ora ha chiuso, ma molte hanno dovuto ridurre la propria presenza. Con un taglio del 20% del personale. Così l'onda lunga delle sanzioni continua a colpire il business italiano a Mosca, benchè l'imprenditoria non si dia per vinta e addirittura preveda delle new entry. «Bisogna guardare alle strategie» afferma Vittorio Torrembini, vicepresidente di Gim Unimpresa, una delle principali associazioni di categoria presenti sul posto. «Investire negli Usa? L'America non può crescere più di tanto ormai, mentre la Russia è un Paese che ha un lungo cammino davanti a sè».

Torrembini: Segnali di ripresa, ma il quadro è ancora precario
Torrembini rappresenta una delle anime imprenditoriali più combattive, oltre a sedere, come esperto, nella commissione per le zone economiche speciali e parchi industriali dell'Unione Euroasiatica. Non a caso nei parchi industriali come nelle zone speciali russe resta una forte presenza italiana. Ma le sanzioni applicate dall'Occidente e le conseguenti controsanzioni decise da Vladimir Putin lo scorso agosto, hanno «fortemente condizionato lo sviluppo delle attività economiche tra i nostri Paesi e hanno provocato una serie di ripercussioni sia sul piano politico che su quello della psicologia del consumatore russo e piu' in generale degli operatori economici di questo Paese» dicono dal Gim. «Emergono significativi elementi di sciovinismo che spesso degenerano in un falso mito di autarchia produttiva del popolo russo. I dati del calo delle nostre esportazioni in quasi tutti i settori e non solo in quelli controsanzionati, sono particolarmente preoccupanti. Si avvertono timidi segnali di ripresa, soprattutto per le grandi commesse per infrastrutture e nel settore delle macchine utensili, ma il quadro generale appare ancora molto precario e negativo».

Con i russi "navighiamo a vista"
Secondo gli imprenditori del Gim è comunque stato un segnale importante il viaggio compiuto da Matteo Renzi a Mosca (dopo Kiev) lo scorso 5 marzo. Il primo premier occidentale ad arrivare in Russia dopo l'omicidio di Boris Nemtsov sotto le mura del Cremlino «ha lasciato un segno", spiega Torrembini. Secondo la logica del «non sbattere la porta", per quanto il dialogo con la crisi ucraina sia diventato più complesso. «La comunità d'affari italiana in Russia rischia la riduzione» afferma Costante Marengo, agente per la Russia, la Bielorussia e l'Ucraina per Fap Ceramiche, marchio di riferimento nella produzione di rivestimenti di design. «Le prospettive sono quelle del navighiamo a vista. Oltre ad esserci un certo risentimento anche nel cliente finale, provocato dalle sanzioni».

Le sanzioni sono una delle cause della congiuntura economica negativa in Russia
A tutto questo si aggiunge una situazione di crisi in Russia e in Ucraina. La prima aggravata dalle sanzioni, la seconda dal conflitto che fatica a trovare una soluzione duratura. «Non possiamo nascondere il fatto che non solo le sanzioni sono la causa di questa congiuntura economica che investe la Russia» dicono da Gim Unimpresa. «Sono presenti elementi di debolezza del sistema economico di questo Paese, che non erano emersi in precedenza solo per effetto degli elevati introiti derivanti da gas, dal petrolio e dalle materie prime in generale. Il sistema economico russo è, di fatto, ancora fortemente deindustrializzato e necessita di grandi iniziative industriali soprattutto nel campo manifatturiero per potersi liberare dal condizionamento delle fonti energetiche. Proprio partendo da queste premesse ci sentiamo di affermare che, pur auspicando un rapido superamento del regime delle sanzioni, dobbiamo abbandonare gli atteggiamenti vittimistici e rimboccarci le maniche partendo dalla realtà e dalle necessità di questo Paese».

All'orizzonte un Fondo di Investimento Italo-russo
Sul piano del credito, ad esempio, la situazione appare ancora problematica, nonostante alcuni segnali positivi quale l'abbassamento del tasso base al 12,5 % deciso dalla Banca Centrale il 30 aprile scorso. Di fatto il sistema bancario russo non è ancora in grado di sostenere politiche creditizie a lungo termine, dovendo come in passato accedere ai mercati finanziari internazionali eppure anche in questo settore qualche segnale inizia ad arrivare. In sede di Commissione per lo Sviluppo Economico della Duma, la Camera bassa del Parlamento russo, il Gim ha lanciato la proposta della istituzione di un Fondo di Investimento Italo-Russo, con capitali pubblici e privati per il finanziamento di progetti delle Pmi. La SACE ha messo a disposizione degli operatori italiani una serie di nuovi prodotti assicurativi, particolarmente interessanti e semplici per il credito all'export. Tra gli altri settori in via di rafforzamento: infrastrutture e grandi opere, farmaceutica, prodotti e attrezzature medicali, agroindustria. E ancora Italian Style nonchè le macchine utensili e la componentistica industriale, che raggiunge il 63% del totale delle esportazioni italiane in Russia e dove notevoli sono stati gli sforzi dell'Ice per il sostegno delle attività sia promozionali che di supporto.