15 ottobre 2019
Aggiornato 19:00
Con il riordino delle Poste previste 1000 chiusure. La protesta di M5S

Sibilia: «Francesco Caio parla, gli uffici chiudono»

455 sportelli chiusi e 609 razionalizzati, «1064 interventi» in tutto. Sono questi i numeri del piano di riordino di Poste Italiane dichiarati dall'amministratore delegato Francesco Caio nel documento in audizione alla Commissione Lavori pubblici al Senato. Per l'ad di Poste non ci saranno contraccolpi importanti. Non è d'accordo l'onorevole Sibilia: «Il governo deve rispondere all'Autorità».

ROMA - «Il punto fondamentale, in realtà, è capire questo: le persone che vengono tagliate, i servizi che vengono a mancare poi con cosa vengono sostituiti?». A porsi questa domanda, nel corso di una intervista rilasciata al DiariodelWeb.it, è Carlo Sibilia, deputato del Movimento 5 Stelle, primo firmatario di una interrogazione parlamentare sul riordino degli sportelli di Poste Italiane diretta al ministro dello Sviluppo Economi e a quello di Infrastrutture e Trasporti. Il riordino prevede la chiusura di 455 sportelli e la razionalizzazione di altri 609, apportando sul territorio non pochi problemi.

IL RIORDINO COLPISCE IL TERRITORIO - «Penso che le dichiarazioni di chiunque esso sia lasciano il tempo che trovano – afferma Sibilia riferendosi alle rassicurazioni dell'ad di Poste, Francesco Caio, convinto che non vi saranno ripercussioni importanti sul servizio –. Tante dichiarazioni si sono rivelate poi inesatte, tanti pronostici disattesi. La realtà è che in quella interrogazione parlamentare che ho fatto è semplicemente descritta una situazione che deve essere presa in considerazione dal ministero, sia quello dello Sviluppo Economico che quello delle Infrastrutture e dei Trasporti». Quello che Sibilia sottolinea nell'interrogazione è proprio come i territori vengano presi di mira, ancora una volta, dalle operazioni di taglio. «Naturalmente poi – continua il deputato – la posta resta, aldilà dell'istituzione bancaria, un ufficio di comunicazione. Quindi, soprattutto, nei centri piccoli, nei centri che fanno capo alle realtà montuose più interne, bisogna capire che, va anche bene ristrutturare, anche cambiare gli orari, ma comunque comprendere le esigenze del territorio. In quel caso anche il sindaco ha espresso le sue difficoltà quindi un motivo ci sarà».

POSTE, SPA STATALE DEVE GARANTIRE SERVIZI A TUTTI - Il riordino presentato dall'amministratore delegato di Poste Italiane coinvolge un numero importante di sportelli, ma che fine faranno le poste? «Evidentemente si sta andando verso un efficientamento. Questo che loro chiamano efficientametno è, in realtà, un taglio lineare – spiega, ancora, il deputato pentastellato –. Teniamo presente che Poste Italiane è una Spa dello Stato, riceve contributi dai cittadini italiani per continuare la sua attività. Fa attività bancaria, praticamente è quasi un istituto bancario vero e proprio. Il punto fondamentale, in realtà, è capire questo: le persone che vengono tagliate, i servizi che vengono a mancare poi con cosa vengono sostituiti? Perché è accettabile che ci sia un ricambio, una modifica in tutti i settori, possiamo anche comprendere: ma dov'è dall'altra parte la compensazione che diamo? Noi abbiamo pensato che una ristrutturazione di sistema sia necessaria da tutti i punti di vista, non solo di Poste Italiane, anche nella produzione di energia, settore bancario, settore delle piccole e medie imprese, le grandi imprese che devono essere ridotte di dimensione. Noi pensiamo che il reddito di cittadinanza possa essere una di quelle misure che dà anche la possibilità alle persone di avere il tempo di ragionare, di come fare per sistemarsi. Se noi andiamo a tagliare i servizi postali di prossimità, la prima cosa da fare è garantire la compensazione del digital device. Allora dobbiamo essere in grado di garantire la banda larga come servizio gratuito a tutti i cittadini, altrimenti si rimane senza comunicazione», conclude il deputato Sibilia.

COSA SUCCEDE - 455 sportelli chiusi e 609 razionalizzati, «1064 interventi» in tutto. Sono questi i numeri del piano di riordino di Poste Italiane dichiarati dall'amministratore delegato Francesco Caio nel documento in audizione alla Commissione Lavori pubblici al Senato. Secondo il documento presentato in Senato non vi saranno forti contraccolpi: da una parte il «postino telematico» che permette di svolgere a domicilio alcuni servizi, già attivo nel 90% dei Comuni coinvolti nella chiusura degli sportelli; dall'altra viene assicurato l'obbligo di copertura della popolazione che usufruisce di un punto di accesso alla rete postale entro i sei chilometri.

IL GOVERNO RISPONDA ALLE GARANZIE CHIESTE DALL'AUTORITÀ - Non sembra essere affatto d'accordo con l'ad di Poste Carlo Sibilia che si muove con un'interrogazione parlamentare nella quale chiede al ministro dello Sviluppo Economico e a quello di Trasporti e Infrastruttura di riflettere attentamente sulla questione e sulle ripercussioni che ne conseguono. Il 22 gennaio 2014 il presidente dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni, rispondendo al presidente dell'intergruppo parlamentare per lo sviluppo della montagna, ha sottolineato che l'Autorità, con apposita delibera, ha «ritenuto opportuno inserire (...) specifici divieti di chiusura di quegli uffici che servono gli utenti che abitano nelle zone remote del Paese (...) ritenendo prevalente l'esigenza di garantire la fruizione del servizio nelle zone disagiate anche a fronte di volumi di traffico molto bassi e di alti costi di esercizio», si legge nell'interrogazione. Alla luce di questo, come pensa di procedere il governo per garantire il rispetto di quanto stabilità dall'Autorità per le garanzie delle comunicazioni?