21 novembre 2019
Aggiornato 15:30
Privatizzazione di Poste Italiane

Poste: con l'IPO torna l'esercito dei piccoli risparmatori

Puntano su un titolo che promette performance sicure, da cassettista come si diceva una volta, che ha attratto oltre 303.000 piccoli investitori di cui circa 26.200 sono dipendenti della società.

ROMA - Con la privatizzazione di Poste Italiane torna sul mercato anche l'esercito dei risparmiatori italiani. Puntano su un titolo che promette performance sicure, da cassettista come si diceva una volta, che ha attratto oltre 303.000 piccoli investitori di cui circa 26.200 sono dipendenti della società.

A loro è stata riservata il 30% dell'offerta globale, ovvero 135,9 milioni di azioni, in lotti minimi da 500 azioni che saranno venduti a 6,75 euro per azione. Le richieste dal pubblico sono state molto più alte, per quasi il triplo della disponibilità, fino ad arrivare a 387 milioni di azioni.

I piccoli risparmiatori beneficiare di una bonus share ogni 20 azioni possedute a condizione che mantengano i titoli per almeno un anno. Condizioni più di favore per i dipendenti del Gruppo per i quali il lotto minimo scende a 50 azioni e la bonus share arriva per ogni 10 azioni possedute per almeno 12 mesi.

I 303.000 risparmiatori che hanno aderito all'offerta delle Poste si confrontano con i 194.000 (di cui 30mila dipendenti) che acquistarono nel 1995 la prima tranche Eni (circa il 15% del capitale). Negli anni gli azionisti retail del Cane a Sei Zampe sono arrivati a circa 1,7 milioni.

Sono invece circa 1,1 milioni allo stato attuale i piccoli risparmiatori in ENEL dove però è sul mercato il 74,5% del capitale. In sede di collocamento della prima tranche, nel 1999, la società polverizzò ogni record di richieste con oltre 3,8 milioni di piccoli azionisti che prenotarono i titoli, quasi doppiando il precedente record del collocamento Mps che attirò 2,2 milioni di risparmiatori. Erano state pari a 2,06 milioni le adesioni del pubblico alla «madre di tutte le privatizzazioni», quella di Telecom Italia nel 1997.

I tempi erano diversi, la disponibilità di titoli molto minore e l'euforia sui mercati ben diversa da quella di oggi, dopo oltre sette anni di crisi. Resta il fatto che il collocamento di Poste Italiane con i suoi circa 3,4 miliardi di valore, per poco più del 38% del capitale, rappresenta finora la più grande operazione compiuta quest'anno in Europa.

Prossimo appuntamento per i piccoli azionisti di Poste fissato per martedì prossimo, 27 ottobre, quando il titolo debutterà a Piazza Affari.

(con fonte Askanews)