3 aprile 2020
Aggiornato 23:00
In aula l'esame del ddl Damiano per la riforma

Pensioni, il sindacato aspetta mentre Monti e Salvini si scontrano sulla Fornero

Si è riunita ieri la Commissione Lavoro della Camera per proseguire l'esame sul disegno di legge Damiano per l'introduzione di flessibilità nel sistema delle pensioni, che prevederebbe il pensionamento a 62 anni con 35 anni di contributi. Intanto Carmelo Barbagallo della Uil è impaziente per un confronto sul tema col governo, mentre Mario Monti e Matteo Salvini battibeccano sulla legge Fornero.

ROMA - «Stiamo aspettando la convocazione. Siamo in attesa, ma non molto paziente». Il leader della Uil, Carmelo Barbagallo, si spazientisce sul tema caldo delle pensioni. I sindacati attendono ormai da tempo una convocazione da parte del governo per un confronto efficacie sul nodo pensioni, ma la data ancora non è stata annunciata. Come afferma Barbagallo, è stato proprio il ministro del lavoro, Giuliano Poletti, ad annunciare l'imminenza di una convocazione per procedere alla modifica della Legge Fornero attraverso l'introduzione di elementi di flessibilità in uscita.

LEGA CONTRO LEGGE FORNERO - La legge Fornero rimane al centro dell'attenzione mediatica e politica per le continue invettive che Matteo Salvini, segretario federale della Lega nord, porta avanti nei confronti dell'ex ministro e delle disposizioni della legge sul pensionamento in questione. «La Fornero? Mi sta qui. Sono un non violento con tutti, ma con lei devo fare autocontrollo, altrimenti», diceva il leader del Carroccio lo scorso 13 marzo. Già in passato, però, gli attacchi all'ex ministro del Lavoro, Elsa Fornero, da parte del numero uno della Lega erano stati pesanti. Matteo Salvini non ha mai nascosto il forte disappunto nei confronti di una legge che ha dato luogo ad una situazione drammatica che era – ed è – quella degli esodati. Nell'agosto del 2013, Matteo Salvini, sperava che la ministra dell'allora governo Monti non passasse mai nella sua Pontida, altrimenti ci sarebbero state conseguenze poco piacevoli: «Noi della Lega siamo persone educate. Se mai passerà da Pontida, mi auguro che la prendiate a calci nel sedere per 10 chilometri», affermava il leader leghista. La rabbia per una legge reputata ingiusta ha spinto il segretario del Carroccio a reazioni esagerate e, forse, spropositate rispetto alla persona di Elsa Fornero.

MONTI RISPONDE AGLI ATTACCHI DI SALVINI - Dopo le ultime dichiarazioni-insulti di Matteo Salvini all'ex ministro del Lavoro, è sceso in campo in difesa di Elsa Fornero Mario Monti, colui che, nella veste di presidente del Consiglio, la nominò ministro del Lavoro e delle Politiche sociali nel 2011 – carica che la Fornero ricopre fino all'aprile del 2013. «Matteo Salvini ha tutto il diritto di criticare aspramente la riforma delle pensioni nota come ‘riforma Fornero’. Lo invito però a porre fine ai suoi ripetuti, ignobili, vergognosi attacchi personali ad Elsa Fornero», ha affermato il senatore a vita. In una nota, l'ex premier si sofferma ad analizzare gli attacchi di Matteo Salvini, difendendo le ragioni di quella legge, che passò come uno delle riforme del governo dell'Austherity. «Manifestazioni solo verbali? – continua Monti nella nota, dopo aver passato in rassegna diverse dichiarazioni di Salvini –. No. Il 19 maggio 2014, Salvini in persona guida una spedizione della Lega sotto la casa di Elsa Fornero. L'obiettivo della spedizione è conseguito solo in parte: 'Per fortuna – dichiara il nostro – il ministro non è in casa, perché mi prudono le mani'. Salvini continui pure a criticare la riforma delle pensioni, ma lasci in pace la Fornero. Nel novembre 2011 ho insistito perché l'economista torinese, persona di grande serietà, con sensibilità sociale e profonda competenza in materia previdenziale, accettasse l'incarico più ingrato e anche più pericoloso nel governo di emergenza, quello di ministro del Lavoro. Tutti sapevano che senza una rapida e incisiva riforma delle pensioni, che il governo Berlusconi non era riuscito a fare proprio per l'opposizione della Lega, i conti pubblici sarebbero saltati. Per questo nessuno prestava più allo Stato italiano, se non a tassi esorbitanti. Senza la riforma, i nostri figli e nipoti avrebbero dovuto sopportare negli anni futuri oneri insostenibili ; ma già nel giro di qualche settimana i cittadini e le imprese si sarebbero trovati in una situazione simile a quella della Grecia», afferma il premier dell'austerità in difesa dell'ex ministro.

L'EX PREMIER DIFENDE LA MINISTRA - In difesa del ministro e in difesa della legge. Monti nella nota sottolinea l'assoluta emergenza che attanagliava il Paese allora e che spinse il governo nella persona del ministro del Lavoro a portare avanti una politica severa che avrebbe, però alleggerito la situazione di crisi. «Solo la preparazione e la determinazione del ministro Fornero – continua Monti –, con l'appoggio dell'intero governo e la responsabile condivisione da parte della maggioranza (Pdl, Pd, Terzo polo), hanno permesso di approvare e rendere esecutiva la riforma in soli 19 giorni dall'entrata in carica del governo. Alcuni errori, nella fretta, sono stati compiuti e ad essi si è posto rimedio successivamente. Ma senza quella riforma delle pensioni, lItalia negli ultimi tre anni si sarebbe avvitata in una crisi finanziaria tale da aggravare ancor più le difficili condizioni della nostra economia», afferma l'ex presidente del Consiglio. In conclusione, Mario Monti, riferendosi ancora a Salvini, afferma: «Attacchi pure il governo che ha introdotto quella riforma o le forze politiche che nel dicembre 2011 l'hanno approvata a larghissima maggioranza […]. Ma è vile prendersela con una donna coraggiosa che in modo disinteressato ha reso allo Stato un servizio di grande valore e che ancor oggi, tornata a vita privata, è sottoposta ad un vergognoso linciaggio». «Mario Monti, molla la poltrona di senatore a vita e chiedi scusa. Legge Fornero, legge infame: la Lega la cancellerà», grida in risposta il leader del Carroccio dalla sua bacheca Facebook.

I LAVORI IN COMMISSIONE SULLA NUOVA RIFORMA – Intanto si è riunita ieri la Commissione Lavoro della Camera per proseguire l'esame sul disegno di legge per l'introduzione di flessibilità nel sistema delle pensioni, che prevederebbe il pensionamento a 62 anni con 35 anni di contributi. Il ddl Damiano – così viene chiamato il disegno di legge volto a dare un nuovo volto alla riforma delle pensioni – era fermo nei cassetti di palazzo e viene finalmente rispolverato. Cesare Damiano ha ottenuto la calendarizzazione della discussione e ha potuto dare il via ai lavori. Si è trattato di un dibattito preliminare, ma già sembra possibile delineare le posizioni in campo. Damiano punta ad apportare modifiche consistenti alla legge sul pensionamento, proponendo l'introduzione di un sistema basato sulle quote; il ministro del Lavoro Giuliano Poletti sembra essere persuaso dall'idea di introdurre degli ammortizzatori sociali, con un sistema di prestiti per permettere che i più 'anziani' escano dal lavoro. Prestito che, secondo Poletti, andrebbe reso allo Stato attraverso trattenute dirette sull'assegno pensionistico.

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