10 luglio 2020
Aggiornato 08:00
Spostarlo da San Foca significherà ritardi di 2 anni

L'ipotesi Nabucco non spaventa la Tap Ag

Le dichiarazioni del primo ministro bulgaro Boiko Borisov sulla volontà di Sofia di rilanciare il gasdotto, non preoccupano la società che sta costruendo il «concorrente» Trans Adriatic Pipeline. «Non vediamo nessuna intenzione di disturbo al nostro progetto» dice al DiariodelWeb.it il portavoce Luigi Quaranta.

ROMA – Le dichiarazioni del primo ministro bulgaro Boiko Borisov e del presidente azero Ilham Aliyev sulla volontà di Sofia di rilanciare il gasdotto Nabucco, non hanno destato alcuna preoccupazione alla Trans Adriatic Pipeline Ag, la società che si sta occupando della realizzazione dell'infrastruttura «concorrente», Tap.

TAP, NON VEDIAMO DISTURBI A NOSTRO PROGETTO - Come ha spiegato al DiarioDelWeb.it il capoufficio stampa di Tap, Luigi Quaranta, «la nostra società non commenta le parole di un rappresentante di governo, ciò detto non vediamo nessuna intenzione di disturbo al nostro progetto». Inoltre dalla Tap hanno sottolineato il fatto che l'Azerbaijan «è intenzionato a vendere le maggiori quantità di gas possibile, mentre danno poco conto al nome dell'infrastruttura grazie al quale riusciranno a inviare il loro metano». Quanto alla Bulgaria, ha ricordato Quaranta, nel progetto Tap è previsto «il connettore Igb (Interconnector Greece and Bulgaria), che le garantirà un approvvigionamento di gas pari a 1 miliardo di metri cubi. Grazie a queste forniture il Paese potrà ridurre la sua dipendenza dalla Russia, che oggi copre il 100% delle sue importazioni di metano».

SE SALTA SAN FOCA RITARDI PER 2 ANNI - Con l'occasione abbiamo chiesto alla Tap a che punto siano le consultazioni con enti locali e governo, per la parte del gasdotto che interessa l'Italia. Ora infatti siamo entrati nella fase finale dell'iter burocratico, che si concluderà definitivamente ad aprile. Lo scorso mese si è tenuto il primo dei tre incontri, che sotto il patrocinio della presidenza del Consiglio servono a decidere dove «sbucherà» il gasdotto. «Tutti sappiano spostare l'approdo da San Foca significherà ritardi di almeno due anni sulla tabella di marcia», ha esordito Quaranta. La Tap comunque non ha questo timore, «ci aspettiamo che la presidenza del Consiglio prenda atto della situazione e che se si dovesse arrivare a un'opposizione insensata da parte della Regione Puglia, il Consiglio dei ministri prenda una decisione politica». Prima che si arrivi a questo comunque ci saranno ancora due incontri. Uno entro il 18 marzo dedicato alle alternative di percorso, e un'altro entro i trenta giorni successivi per cristallizzare le posizioni emerse in un unico documento. Passata anche quella data la decisione sarà tutta nelle mani dell'esecutivo, che a suo tempo ha chiarito per bocca del viceministro dello Sviluppo economico, Claudio De Vincenti, che si tratta di un'infrastruttura «strategica» e di «interesse nazionale».