9 dicembre 2019
Aggiornato 22:30
Gli USA escludono nuove trivellazioni in Florida e Alaska

Con il petrolio a prezzi stracciati Obama rilancia l'offshore atlantico

Il presidente degli Stati Uniti ha autorizzato l'estrazione di greggio a largo della East Coast, mentre ha bocciato quella al Polo Nord. La discesa del prezzo dell'oro nero, che nel 2014 è caduto da oltre 115 dollari al barile ai circa 50 attuali, intanto sta mietendo vittime fra le compagnie impegnate nell'estrazione dell'olio di scisto. Ma non solo, anche la finanza ne paga le conseguenze

WASHINGTON – Il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha autorizzato le trivellazioni petrolifere offshore a largo delle coste atlantiche, mentre ha «bocciato» l'estrazione di greggio nella regione artica. A prima vista la mossa dell'amministrazione Obama potrebbe dare indicazioni sul prezzo atteso «dell'oro nero» nel lungo termine. Cercare petrolio in mare aperto infatti costa circa la metà, tra i 45 e i 65 dollari al barile, che andarlo a prendere nelle acque ghiacciate del Polo Nord (costo stimato sopra i 100$).

GLI USA TORNANO ALL'OFFSHORE ATLANTICO - Il dipartimento dell'Interno americano ha reso noto l'ultima parte del suo piano quinquennale per le licenze per le trivellazioni nelle acque federali tra il 2017 e il 2022, dove sono stati esclusi dallo sfruttamento petrolifero sia la Florida che alcune zone dell'Alaska. «E' una proposta equilibrata che renderà disponibile circa l'80% delle 'risorse non scoperte', tecnicamente recuperabili, proteggendo aree che sono semplicemente troppo speciali», ha detto la direttrice del dipartimento, Sally Jewell. Lo sfruttamento del «petrolio di frontiera» imprigionato sotto le acque della East Coast è un progetto che le compagnie americane e le loro lobby nel Congresso hanno in cantiere da tempo, ma che ha subito una battuta di arresto nel 2010 quando è esplosa la piattaforma Deepwater Horizon (British Petroleum) nelle acque del Golfo del Messico. In quell'occasione, il più grande disastro ambientale legato all'estrazione del petrolio, lo stesso Obama aveva bloccato le licenze per la ricerca di greggio da acque profonde. Oggi il governo statunitense è tornato sui suoi passi, spiegando che là sotto ci sarebbero 3,3 miliardi di barili di petrolio recuperabile e 900 miliardi di metri cubi di gas naturale. L'amministrazione ha specificato che il progetto potrà essere rivisto e che il dipartimento dell'Interno terrà oltre venti audizioni pubbliche per discuterne, ma che non ha bisogno dell'approvazione del Congresso. Il dipartimento potrà ridurre, ma non espandere, le zone proposte per le trivellazioni.

LA BOLLA DELLO SHALE OIL - La discesa del prezzo del petrolio, che nel 2014 è caduto da oltre 115 dollari al barile ai circa 50 attuali, intanto sta mietendo vittime fra le piccole compagnie a stelle e strisce impegnate nell'estrazione dell'olio di scisto (shale oil) che non possono sostenere prezzi inferiori ai 60-90 dollari al barile (sul tema il dibattito è più che acceso). Gli Usa hanno puntato molto su questa controversa tecnica estrattiva, che oltre agli alti costi di gestione ha un forte impatto ambientale, diminuendo in 10 anni di oltre il 20 per cento le importazioni di greggio (dal 63% al 20%). Sfruttando anche il petrolio ed il gas «intrappolati» nella roccia gli Usa hanno potuto produrre 11 milioni di barili al giorno di greggio (su un consumo di circa 19). Oltre alla discesa dei prezzi però il settore sta subendo gli effetti della speculazione finanziaria. Molti investitori infatti hanno scommesso su prezzi del petrolio molto alti (nel 2004 il greggio valeva 47$ al barile a prezzi reali) e hanno concesso una grande quantità di liquidità senza chiedere garanzie. Basti pensare che in alcuni casi la leva finanziaria ha raggiunto il 90 per cento circa dell'investimento totale. Ora che lo shale oil è diventato anti-economico, una grande quantità di crediti sta diventando inesigibile.

BLOOMBERG, CON PETROLIO BRUCIATI 400 MILIARDI - Secondo Bloomberg le perdite legate al settore «oil» si aggirano intorno ai 400 miliardi di dollari, un vero e proprio terremoto, di cui però in molti «non se ne sono ancora accorti». Stando all'analisi della multinazionale specializzata in comunicazione economica la bolla petrolifera avrebbe drenato risorse per 353 miliardi di dollari al valore delle 76 società che compongono Intelligence North America Exploration & Production index, a cui vanno aggiunti altri 40 miliardi di dollari persi sulle obbligazioni ad elevati rendimenti emesse dai gruppi impegnati sull'estrazione del gas di scisto.