28 giugno 2022
Aggiornato 02:30
Vertice OPEN

Petrolio, tutti contro tutti

Secondo ripetute ricostruzioni di stampa, i Paesi si sono lacerati in una guerra reciproca in difesa delle rispettive quote. In particolare l'Arabia Saudita, primo produttore globale, si sarebbe rifiutata di perdere qualsivoglia percentuale a favore di paesi come l'Iran.

VIENNA - Apparentemente incurante della caduta a precipizio dei prezzi petroliferi, l'Arabia Saudita ha espresso «soddisfazione» per la decisione della scorsa settimana dell'Opec, di astenersi da reazioni tramite riduzioni dell'offerta. «Riflette la coesione, la solidarietà e la lungimiranza del cartello», recita un comunicato del Consiglio dei ministri sauditi citato dall'agenzia statale Spa.

GUERRA RECIPROCA - Solo che praticamente si tratta dell'esatto opposto di quello che ha determinato effettivamente portato all'inazione dell'Opec. Solitamente, negli anni e decenni passati, il cartello era estremamente reattivo alle fluttuazioni dell'oro nero, e tendeva a stringere i rubinetti per bloccare gli eccessi di calo dei prezzi. Stavolta, secondo ripetute ricostruzioni di stampa, i Paesi si sono lacerati in una guerra reciproca in difesa delle rispettive quote. In particolare l'Arabia Saudita, primo produttore globale, si sarebbe rifiutata di perdere qualsivoglia percentuale a favore di paesi come l'Iran.

L'ARABIA SAUDITA TUTELA I PROPRI INTERESSI - Al di là della retorica della presa di posizione di oggi, forse qualche indicazione su quelli che sono i convincimenti dei sauditi si trova tra le righe del comunicato. Riad afferma di essere «preoccupata dalla stabilità dei prezzi», per poi avvertire che la sua politica petrolifera punta «a realizzare i suoi interessi economici sul breve e lungo termine, così come quelli degli (altri) produttori e consumatori».
Forse un riferimento alla Russia, uno dei maggiori produttori non Opec con cui da tempo si discuteva sulla necessità di concordare una strategia comune. Oppure all'opposto un richiamo sugli USA, che potrebbero aver avuto interesse alla caduta delle quotazioni proprio come mezzo per aumentare la pressione sulla Russia nell'ambito degli attriti sull'Ucraina.

PREZZI AI MINIMI DAL 2009 - Ad ogni modo oggi i corsi petroliferi sono caduti ai minimi dal luglio del 2009, quando l'economia globale era in recessione dopo la crisi finanziaria del 2007-2008. Il Brent, il greggio di riferimento del mare del nord, ha segnato un minimo a 67,53 dollari, mentre il West Texas Intermediate è finito a 63,72 dollari.