28 febbraio 2021
Aggiornato 10:30
L'allarme della Confcommercio

Redditi a livello del 1986

Per ridare slancio all'economia, bisogna puntare sulla crescita estendendo «il bonus da 80 euro a tutti i lavoratori, compresi quelli autonomi», dice il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a margine della presentazione del Rapporto sui consumi. Redditi fermi al 1986, raddoppiate le spese obbligate. Coldiretti lancia l'allarme deflazione: prezzi agricoli giù del 4,8%

ROMA - La ripresa «è ancora troppo fragile». Per ridare slancio all'economia, bisogna puntare sulla crescita estendendo «il bonus da 80 euro a tutti i lavoratori, compresi quelli autonomi» e puntare su quella che è «la priorità assoluta: la riduzione delle tasse». A indicare la strada al governo Renzi è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, a margine della presentazione del Rapporto sui consumi.

PAROLA D'ORDINE GOVERNO SIA CRESCITA - Secondo Sangalli, «le imprese italiane, soprattutto quelle che vivono di mercato interno, stanno attraversando una fase delicata: la pressione fiscale è a livelli record, i redditi sono ai livelli di 30 anni fa, le banche poco coraggiose nell'erogazione del credito e la complessità della burocrazia non aiuta». In questo quadro «un ulteriore freno alla ripresa dei consumi viene dall'aumento delle spese obbligate che hanno raggiunto il 41% del totale delle spese delle famiglie: un record assoluto», ha aggiunto il numero uno di Confcommercio. «Con una ripresa ancora troppo fragile, incerta e contraddittoria, la parola d'ordine del governo - ha detto Sangalli - deve essere la crescita per scongiurare definitivamente una manovra correttiva e per dare una mano tangibile alle famiglie e alle imprese».

REDDITI A LIVELLI DI 1986 - Venendo ai dati, secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio i redditi delle famiglie italiane, nel 2014, sono fermi ai livelli di trent'anni fa, ossia del 1986. Quell'anno il reddito pro capite era di 17.200 euro: lo stesso livello del 2014 (pari a 17.400 euro). Indietro tutta anche per quanto riguarda il Pil e i consumi che tornano ai valori del 1997. Gli italiani hanno perso, in otto anni, circa 2.600 euro di reddito a testa. Nel 2013 il reddito disponibile reale pro capite è sceso, rispetto al 2007, del 13,1%, pari ad un ammontare di 2.590 euro a testa. Nel 2014 il reddito reale dovrebbe crescere dello 0,4%, «pari ad una variazione nulla nella metrica pro capite».

RADDOPPIATI COSTI SPESE OBBLIGATE - Salgono invece a livelli record le spese obbligate, quelle per abitazione, assicurazioni, carburanti, sanità etc.. Tra il 1992 e il 2014 calcola Confcommercio, i consumi pro capite sono cresciuti meno del 6%: un «ventennio perso». Quasi la metà degli acquisti delle famiglie è destinata alle spese obbligate: sale, infatti, al 41% sul totale dei consumi, la quota delle spese incomprimibili. Era il 32,3% nel 1992. In vent'anni si è pesantemente ridotta la «libertà di scelta dei cittadini consumatori»: il reddito disponibile al netto delle spese obbligate è sceso a 10.900 euro l'anno nel 2014 contro i 14.300 del 1992. Gran parte della spesa delle famiglie è destinata ai servizi: nel 2013 tale quota ha raggiunto il record del 53% dei consumi. Ma gli italiani hanno tagliato soprattutto gli extra: per i pasti in casa e fuori casa la riduzione è stata del 4,1%, la spesa domestica, in particolare è scesa del 4,6%; per i viaggi e le vacanze il taglio è stato del 3,8%; per la cura personale e la salute la diminuzione è stata del 3,5% con un picco, all'interno del settore, del 6,3% della spesa per abbigliamento e calzature. Tra il 1992 e il 2014, poi, i prezzi dei beni e dei servizi obbligati sono più che raddoppiati, a fronte di un aumento molto più contenuto dei beni e dei servizi commercializzabili. In media tra il 1992 e il 2014, per ciascun anno, le dinamiche di prezzo degli obbligati - ha concluso Confcommercio - sono state del 63% circa superiori a quelle osservate per l'area dei commercializzabili.

COLDIRETTI, AGRICOLTURA IN DEFLAZIONE - Lancia invece l'allarme deflazione la Coldiretti. Secondo una analisi dell'associazione sulla base dei dati Istat, i prezzi dei prodotti agricoli nel secondo trimestre del 2014 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente sono crollati. C'è stata una contrazione del 12,2% per la verdura, del 8,9% per la frutta, giù del 9,1% anche le quotazioni dei cereali e del 3,7% quelle dell'olio di oliva. L'indice generale dei prezzi dei prodotti agricoli alla produzione nell'arco di tempo considerato è sceso in media - sottolinea la Coldiretti - del 4,8 per cento a causa della spirale recessiva alimentata dalla crisi che ha colpito duramente le imprese agricole che hanno dovuto affrontare anche una estate flagellata dal maltempo.

CONSUMI ALIMENTARI INDIETRO DI 30 ANNI - L'andamento dei prezzi riflette in generale - precisa la Coldiretti - una situazione difficile sul lato degli acquisti alimentari che sono tornati indietro di oltre 33 anni, ai livelli minimi del 1981, a causa della crisi con la spesa per abitante, che era sempre stata tendenzialmente in crescita dal dopoguerra fino a raggiungere l'importo massimo nel 2006, che è iniziata a crollare da allora, progressivamente ed in misura crescente ogni anno, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat sui consumi finali delle famiglie a valori concatenati. «Gli italiani nei primi anni della crisi - conclude la Coldiretti - hanno rinunciato soprattutto ad acquistare beni non essenziali, dall'abbigliamento alle calzature ma, una volta toccato il fondo, hanno iniziato a tagliare anche sul cibo riducendo al minimo gli sprechi e orientandosi verso prodotti low cost, ma ad alto rischio. Una leggera inversione di tendenza positiva è attesa per la seconda parte del 2014 perché - conclude la Coldiretti - sarà proprio la spesa alimentare, che rappresenta la seconda voce dei budget familiari, a beneficiare maggiormente del bonus di 80 euro al mese per alcune categorie di lavoratori dipendenti, disoccupati e cassintegrati che destinano una quota rilevante del proprio reddito all'acquisto del cibo».