30 ottobre 2020
Aggiornato 13:00
L'allarme dell'Unione Petrolifera

Consumi petroliferi in calo, a rischio tutte le raffinerie italiane

Il Presidente dell'UP, Alessandro Gilotti: «Se non dovesse esserci una ripresa e facendo riferimento ai recenti dati relativi ai primi sei mesi dell'anno nel 2014 i consumi petroliferi italiani dovrebbero attestarsi intorno a 56 milioni di tonnellate, a fronte di una capacità di raffinazione di 99 milioni di tonnellate e dunque con un surplus di oltre 40 milioni di tonnellate».

ROMA - «Ciò che sta accadendo alla raffinazione italiana, e in particolare alla raffineria di Gela, per quanto doloroso e preoccupante, non deve sorprendere perché è il naturale epilogo del diffuso disinteresse in cui in questi anni tale crisi è maturata». È quanto afferma il presidente dell'Unione petrolifera, Alessandro Gilotti, che sottolinea come «a rischio non sia solo il sito di Gela ma tutte le raffinerie italiane, anche le più moderne ed efficienti, a causa di una competizione internazionale distorta su cui grandi responsabilità hanno le istituzioni europee, e di una crisi dei consumi particolarmente acuta nel nostro Paese».

«Se non dovesse esserci una ripresa e facendo riferimento ai recenti dati relativi ai primi sei mesi dell'anno - prosegue Gilotti - nel 2014 i consumi petroliferi italiani dovrebbero attestarsi intorno a 56 milioni di tonnellate, a fronte di una capacità di raffinazione di 99 milioni di tonnellate e dunque con un surplus di oltre 40 milioni di tonnellate, ossia l'equivalente di 6-7 raffinerie come quella di Gela su un totale di 12, che i flussi di esportazioni non riusciranno mai a compensare».

In atto processo di delocalizzazione
«Parlare di investimenti in questa situazione non è possibile - aggiunge - anche perché economicamente non ha molto senso tenere in piedi attività industriali che non hanno prospettive future e che hanno già investito moltissimo in questi ultimi anni senza nessun ritorno, a meno di particolari condizioni di mercato e geografiche. E' ormai in atto un processo di delocalizzazione della raffinazione verso Paesi che non hanno gli stessi vincoli sociali e ambientali, che porta con sé il rischio di vedere crescere la nostra dipendenza dalle importazioni non solo di greggio, ma anche di benzina e gasolio, e aggravare il problema ambientale».

«E' sicuramente positivo il fatto che il premier Renzi abbia inserito la raffinazione tra i temi strategici del programma italiano di presidenza europea - conclude Gilotti - e auspichiamo che vengano prese rapidamente le misure necessarie per rendere nuovamente competitiva la nostra industria della raffinazione».