11 dicembre 2019
Aggiornato 08:30
Conti pubblici

L'UE mette sotto sorveglianza 15 Paesi fra cui l'Italia, ma anche la Germania

La Commissione europea ha deciso di avviare una indagine approfondita sugli squilibri macroeconomici di alcuni Stati membri. Su Roma pesano la perdita di quote globali sulle esportazioni il peggioramento della competitività di fondo e un livello elevato del debito pubblico

BRUXELLES - La Commissione europea ha deciso di avviare una indagine approfondita sugli squilibri macroeconomici dell'Italia e di altri 15 paesi dell'eurozona, Germania inclusa per la prima volta a causa del suo eccessivo surplus nella bilancia dei pagamenti.

INDAGINE FINO A PRIMAVERA - L'indagine, che si chiuderà in primavera, punta ad accertare se sia necessario procedere a una ulteriore fase correttiva in ognuno dei singoli Paesi. Va precisato che questa procedura non riguarda nello specifico i bilanci pubblici, che saranno invece oggetto di una successiva decisione venerdì prossimo.

3 PROBLEMI DI ITALIA - Perdita di quote globali sulle esportazioni; peggioramento della competitività di fondo; livello elevato del debito pubblico che pesa sull'intero quadro economico. Sono queste le tre ragioni chiave per le quali la Commissione europea ha deciso di includere l'Italia nella indagine approfondita sugli squilibri macroeconomici annunciata oggi. A presentare l'iniziativa sono stati il presidente della commissione, Jose Manuel Barroso, il responsabile degli Affari economici, Olli Rehn, e del Lavoro, Laszlo Andor.

BARROSO, A ROMA SERVE STABILITÀ POLITICA - In Italia «penso che sia importante evitare che qualunque instabilità politica metta a repentaglio le riforme», ha affermato il presidente della Commissione europea Jose Manuel Barroso. «Alcuni progressi sono stati fatti, ma come si è visto in questi ultimi mesi e settimane è che quando si era creata una percezione di instabilità politica l'Italia ha immediatamente dovuto pagare un prezzo» sui mercati, ha aggiunto Barroso.

IMPEGNO LETTA RICONOSCIUTO - Sulla Penisola e sull'area euro «stiamo dicendo che ripresa sta dando segnali ma che resta a rischio, che i mercati si sono stabilizzati ma restano vulnerabili», ha continuato il presidente della Commissione. Nello specifico in Italia «alcuni dei rischi che esistono sono politici, ma la buona notizia - ha concluso Barroso - è che quando si percepisce l'impegno del governo ad andare avanti ci sta un immediato riconoscimento» dei mercati. «Penso che sia importante», ha concluso Barroso.

TROPPO DEBITO - Nel dettaglio, il documento Ue ha scritto sull'Italia: «Gli sforzi di risanamento di bilancio intrapresi a partire dal 2011 hanno permesso di correggere il deficit eccessivo, tuttavia, il debito pubblico continua a gravare pesantemente» sui conti pubblici, ed è dunque «necessario un monitoraggio stretto della evoluzione di bilancio, per assicurare il rispetto rigoroso del patto di stabilità».

SPIEGATECI L'IMU - La Commissione ha aggiunto: «La riforma del regime fiscale resta frammentaria», notando che l'Imu sulla residenza principale «è stata dimezzata nel 2013 e sarà sostituita da una nuova imposta sui servizi locali a partire dal 2014. La struttura di questa nuova tassa e la revisione dei valori catastali saranno essenziali per garantire l'equità della fiscalità dei beni immobili e l'efficienza del regime fiscale».

RIFORMA LAVORO 2012 FERMA - Il rapporto, inoltre, ha osservato che «la tassazione del lavoro e del capitale resta pesante in Italia, nonostante alcune misure già adottate e le iniziative annunciate per il 2014». La riforma adottata nel 2012, che doveva affrontare la sfida della rigidità e della segmentazione, caratteristiche strutturali del mercato del lavoro italiano, «prevede limiti per i contratti atipici, nuove regole di licenziamento e un sistema integrato di attribuzione degli di disoccupazione», ha notato la Commissione. Tuttavia, ha sottolineato, «la sua attuazione è lenta, soprattutto per quanto riguarda la modernizzazione dei servizi pubblici per il collocamento. E' stato raggiunto un accordo volto ad allineare meglio i salari con la produttività, grazie a una riduzione fiscale, deve essere eseguito da un'attuazione effettiva sul terreno».