24 settembre 2020
Aggiornato 23:00
La crisi economica nel vecchio continente

L'Europa e la ripresa che non c'è

La recessione dovrebbe finire in questi mesi nell'area euro, ma la ripresa che si profila sarà debole e molto graduale. Non è stata certo baldanzosa la presentazione che oggi il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn ha potuto offrire delle previsioni invernali da parte dell'esecutivo comunitario

BRUXELLES - La recessione dovrebbe finire in questi mesi nell'area euro, ma la ripresa che si profila sarà debole e molto graduale. Non è stata certo baldanzosa la presentazione che oggi il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn ha potuto offrire delle previsioni invernali da parte dell'esecutivo comunitario. Se si sono moderate le tensioni dei mercati, questo miglioramento «contrasta» in maniera stridente «con la debolezza delle prospettive di breve termine di attività economica». E soprattutto la situazione del mercato del lavoro che è fonte di «grave preoccupazione», ha dovuto ammettere Rehn.

LA DISOCCUPAZIONE CONTINUERÀ A SALIRE - Per l'area euro la Commissione si attende un meno 0,3 per cento del Pil sull'insieme del 2013, cui seguirà una ripresa dell'1,4 per cento nel 2014. La disoccupazione tuttavia continuerà a salire, al 12,2 per cento nel 2013, per poi segnare una quasi stabilità all'12,1 per cento nel 2014. «Questo ha gravi conseguenze sociali - avverte Bruxelles - e se la disoccupazione diventasse strutturale, peserà anche sulle prospettive di crescita più in avanti».
Ad ogni modo almeno adesso è all'economia reale che viene data la priorità, dopo tanti mesi in cui tutti gli sforzi dell'Ue sono stato magnetizzati dalle tensioni della finanza. In questo contesto non entusiasmante per l'Italia la commissione dipinge un quadro in chiaroscuro. Tuttavia suoi conti appaiono più in ordine di quelli di altri paesi e interpellato sulla questione Rehn ha puntualizzato che all'Italia «non serve una manovra aggiuntiva». La Commissione ha nuovamente rivisto in peggio le previsioni economiche sul Belpaese, assieme a quelle sulla disoccupazione del biennio in corso, ma prevede che «la recessione si concluda a metà 2013». Ora sull'anno in corso stima un meno 1 per cento del Pil, cui seguirà un più 0,8 per cento nel 2014. Quanto alla disoccupazione, all'11,6 per cento quest'anno e al 12 per cento nel 2014.

ITALIA «VIRTUOSA» SOLO SUL DEFICIT - Quanto ai conti pubblici, secondo Bruxelles il deficit di bilancio italiano si attesterà in calo al 2,1 per cento del Pil sia sul 2013 che sul 2014, dal 2,9 per cento atteso sul 2012, e resterà così al di sotto della soglia Maastricht senza bisogno di manovre aggiuntive. Previsioni confermate in questo caso mentre sono state lievemente riviste al rialzo le stime sul debito pubblico: toccherà un picco del 128,1 per cento del Pil quest'anno, per poi attenuarsi al 127,1 per cento nel 2014.
L'Italia emerge però come il paese più virtuoso sul controllo del deficit tra quelli che hanno ricevuto sostegno, ossia i tre Stati che hanno avuto un piano di aiuti vero e proprio - Grecia, Irlanda e Portogallo - e i due che si son visti praticare acquisti diretti di supporto di titoli pubblici da parte della Bce: Spagna e Italia appunto. Tutti gli altri Stati hanno disavanzi superiori e attesi oltre la soglia limite del 3 per cento: Irlanda 7,3 per cento nel 2013 e 4,2 per cento del Pil nel 2014, Grecia rispettivamente 4,6% e 3,5%, Spagna 6,7% e 7,2%, Francia 3,75 e 3,9%, Portogallo 4,9% e 2,9%.
Il risultato strutturale di bilancio sarà prossimo all'equilibrio quest'anno e in marginale rosso, per lo 0,5 per cento nel 2014. Rehn ha affermato che al momento per l'Italia «non sembrano necessarie manovre aggiuntive. La piena attuazione delle misure sui conti dovrebbe consentire all'Italia di raggiungere una posizione strutturale di bilancio in equilibrio quest'anno».