30 ottobre 2020
Aggiornato 02:00
A Fieragricola focus sulla multifunzione con L’Informatore Agrario e Vita in Campagna

L’agriturismo punta su specializzazione e distretti

Crescono i numeri delle aziende agrituristiche (16.872 nel 2010, +3,7 per cento sul 2009), mentre diminuiscono le presenze e il reddito medio (52mila euro a fine 2010, -6,3 per cento sull’anno precedente). L’esperto Marco Boschetti: «Specializzarsi in servizi come pesca, trekking, cicloturismo, equitazione, perché il marchio “agriturismo” ha ancora un forte appeal»

VERONA - Giovane, magari donna, possibilmente integrata in un sistema di gestione famigliare di tipo flessibile e con un buon grado di acculturazione. È questo l’identikit dell’imprenditore agrituristico secondo Marco Boschetti, direttore del Consorzio Agrituristico Mantovano e uno dei massimi esperti della materia in Italia. Boschetti sarà uno dei relatori all’interno del programma dedicato all’agricoltura multifunzionale durante Fieragricola (2-5 febbraio 2012, www.fieragricola.it). Un evento che sarà condotto con la collaborazione delle riviste specializzate L’Informatore Agrario e ospitato all’interno del padiglione 3, dedicato ad Agriservice.

In uno scenario che vede crescere il numero di aziende agricole che si dedicano all’ospitalità rurale (16.872 realtà in tutta Italia a fine 2010, il 3,7 per cento in più rispetto all’anno precedente) la strategia vincente è quella della diversificazione e della specializzazione. L’alloggio e la ristorazione, insomma, non bastano più. «Il dato su cui riflettere – osserva Boschetti – è proprio la forbice fra l’aumento degli agriturismi e la diminuzione, seppure lieve, delle presenze. Così come la diminuzione del giro d’affari medio per azienda, che nel 2010 si è assestato sui 52mila euro, il 6,3 per cento in meno rispetto al 2009».

Il concetto vincente resta quello della professionalità e della specializzazione elevata. «Il marchio «agriturismo», di per sé, è ancora un marchio di tendenza e di elevato valore – prosegue Boschetti -. Prendiamo ad esempio la vendita dei prodotti trasformati in agriturismo, valgono il 40 per cento in più rispetto alle produzioni agroindustriali». La strada da percorrere è quella di offrire servizi diversificati, dai corsi di cucina alle gare di pesca, dal cicloturismo agli agri-asili, ma anche equitazione, escursionismo, osservazioni naturalistiche, trekking, ospitalità per famiglie con bambini, fattorie sociali.

A livello più generale, l’Italia è chiamata a percorrere esperienze già adottate in Francia, Austria e recepite nel nostro Paese solamente da alcune realtà come il Trentino Alto Adige, il Mantovano, il Comasco e cioè «sistemi di rete e di marketing territoriale in cui promuovere i distretti, anche all’estero, col sostegno delle istituzioni e delle organizzazioni professionali, ma anche con una presenza coordinata sul web». Operazioni di distretto in chiave di agriturismo, secondo le elaborazioni dell’Ufficio studi di Fieragricola, porterebbero un aumento delle presenze e del reddito medio delle imprese di ospitalità rurale dell’ordine del 7-12 per cento