19 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Commercio estero

Import di beni di lusso in Cina: al vaglio la riduzione delle tasse

La scelta di avvantaggiare ulteriormente il luxury nel Dragone è dettata dall’andamento positivo di questo comparto

VERONA - È in corso la trattativa su una nuova manovra che agevolerà il già proficuo settore del lusso in Cina: il portavoce del ministro del Commercio, Yao Jian, ha dichiarato che è al vaglio la proposta di ridurre le tasse sui beni di lusso importati nel Paese asiatico.
La riduzione riguarderebbe beni di lusso in generale oltre a cosmetici, alcool e sigarette e dovrà essere sottoposta al Consiglio di Stato per l’eventuale approvazione.

La scelta di avvantaggiare ulteriormente il luxury nel Dragone è dettata dall’andamento positivo di questo comparto: entro il 2012, infatti, la Repubblica Popolare sarà il più grande consumatore al mondo di beni di lusso, con un mercato dal valore di 14,6 miliardi di dollari.
Tuttavia, l’acquisto di questi prodotti avviene in misura maggiore all’estero piuttosto che all’interno dei confini nazionali; ciò dipende dalle elevate tariffe doganali e dalle tasse che sono applicate in Cina sui beni di lusso, che ne aumentano il costo di una percentuale che oscilla tra il 45% e il 72% a seconda del tipo di articolo.
In constatazione di ciò, la proposta di riduzione delle tasse va incontro alla necessità di stimolare la domanda interna del Paese e di spingere, quindi, i consumatori ad acquistare in Cina anziché all’estero.

La manovra, inoltre, incrementerebbe le importazioni, con buona possibilità che queste raddoppino entro il 2020, come prefissato.
A ciò si aggiunge il fatto che, contrariamente ad altre merci, i beni di lusso non hanno mai subito una riduzione delle tariffe doganali, dall’entrata della Cina nella WTO nel 2001; questa decisione, perciò, permetterebbe alla Repubblica Popolare di rispettare le regole dell’organizzazione internazionale.
Non mancano, comunque, le polemiche, dal momento che si tratta di articoli acquistabili da una minoranza della popolazione, mentre i beni di prima necessità sono ancora penalizzati dall’inflazione.

Fonte: Interprofessional Network Spa