5 giugno 2020
Aggiornato 09:00
Il premio, realizzato da CremonaFiere in collaborazione con Legambiente e Chimica Verde

BioEnergy Italy-Legambiente: assegnato il premio Best Practices

Ecco le migliori realizzazioni sul territorio nazionale in tema di produzione di energia da fonti rinnovabili

CREMONA - Le biomasse hanno un ruolo determinante negli obiettivi dell’Unione Europea e dell’Italia al 2020. Sono tra l’altro l’unica fonte rinnovabile oggi utilizzabile per tutte le diverse forme di impieghi energetici – elettricità, calore, trazione –  e ampiamente diffusa in ogni territorio della Penisola. Ma le biomasse hanno anche un ruolo fondamentale per la produzione di cibo, per il ciclo della CO2, per la tutela della fertilità del suolo, della biodiversità e del paesaggio. Inoltre, per quanto diffuse, a differenza di sole e vento, bisogna prelevarle, trasportarle e stoccarle.

Per uno sviluppo duraturo e corretto di questa preziosa fonte di energia e di vita, è quindi di estrema importanza utilizzarle secondo corretti criteri di sostenibilità ambientale e di efficienza energetica. Evitando quindi, come purtroppo è successo spesso in questi anni, di progettare impianti che non tengono conto dell’effettiva disponibilità di risorse e degli eventuali impatti sulle produzioni agricole e sugli ecosistemi territoriali.

In ambito agricolo, di fronte alla crisi delle colture alimentari tradizionali e all’andamento imprevedibile dei prezzi sui mercati globali, lo sviluppo corretto delle energie rinnovabili da biomassa è oggi una grande occasione per diversificare le opportunità di reddito, per valorizzare le risorse del fondo e sviluppare il cosiddetto criterio della multifunzionalità, trasformando l’azienda agricola da semplice produttore di materie prime a fonte di servizi al territorio. 

Fortunatamente, come indicano le esperienze segnalate dal Premio BioEnergy Italy, molte aziende agricole italiane e molti Comuni italiani hanno scelto questa strada: filiere corte o cortissime basate sull’autosufficienza, sulla valorizzazione dei residui di altre produzioni e sull’efficienza degli usi elettrici e soprattutto termici. Molte aziende agricole hanno avviato la produzione di energia non per cambiare mestiere, ma per potenziare il valore delle loro produzioni tradizionali, utilizzando residui che fino a poco tempo prima costituivano un rifiuto problematico e riducendo i consumi di energie fossili per riscaldare le loro serre o i loro essiccatoi o per spandere su campi poveri di azoto digestato e ammendanti naturali in sostituzione dei concimi chimici.

Sono le storie e i risultati di queste aziende e di questi Comuni che abbiamo premiato a Cremona che vogliamo indicare e far conoscere a tutta Italia, impegnandoci perché la prossima riforma della PAC rafforzi questa direzione.

Uno stimolo per aziende agricole, amministrazioni territoriali e industrie alimentari

Oggi in Italia il settore dell’energia da fonti rinnovabili è ancora sottodimensionato nonostante le enormi potenzialità del nostro Paese in termini di risorse sfruttabili in questo senso.

Basti pensare ai milioni di tonnellate di deiezioni dei nostri allevamenti bovini e suini, vero e proprio «carburante» per gli impianti di biogas, o più semplicemente al nostro clima e a quanto una risorsa disponibile come il sole possa essere utilizzata dagli impianti fotovoltaici.

Abbiamo quindi grandi opportunità in questo settore, e le imprese italiane devono imparare a sfruttarle. Non solo per gli indiscutibili vantaggi ambientali ed energetici, ma anche perché la produzione di energia da fonti rinnovabili è un business che ha ancora ampi margini di sviluppo. E in questo momento, in cui ancora la crisi economica si sta facendo sentire, è fondamentale per le nostre imprese trovare nuove soluzioni per produrre reddito.

Questo ci ha spinto ad istituire il Premio BioEnergy Italy Best Practices, per fare in modo che funga da stimolo per le aziende agricole, le amministrazioni territoriali e le industrie alimentari affinché riflettano sulle opportunità e i vantaggi della produzione di energia pulita.

Vogliamo che tutti coloro che stanno pensando di entrare in questo settore possano toccare con mano le tecnologie, le soluzioni, e soprattutto i risultati dei diversi sistemi; solo così, con una guida utile, pratica e competente si può pensare di ottenere successi concreti.

Qua presentiamo quelle che abbiamo ritenuto essere le migliori realizzazioni sul territorio nazionale per rispetto dell’uso del suolo e delle risorse naturali, dell’efficienza energetica e degli interessi delle comunità locali.

Mi auguro che la sezione espositiva e il ricco programma di seminari e workshop proposta da BioEnergy Italy, e il Premio BioEnergy Italy Best Practices, possano dare un contributo concreto allo sviluppo del settore nel nostro Paese.

I criteri di selezione delle buone pratiche

In base a quali criteri definire quali sono gli usi energetici ottimali delle biomasse in agricoltura e sui territori comunali?

Per rispondere a questa domanda preliminare, abbiamo costituito circa 6 mesi fa un Comitato Tecnico Scientifico composto da 15 esperti a livello nazionale di varie discipline (agronomia, agroecosistemi, energetica) che da anni si occupano attivamente di questo tema e hanno seguito diverse esperienze in atto.

Dal lavoro di gruppo è emersa una griglia di criteri di valutazione, sostanzialmente articolatiin3sezioni fondamentali:

A. la filiera di approvvigionamento della materia prima. Abbiamo dato decisa priorità a quelle esperienze e a quegli impianti dimensionati sull’autosufficienza (1°), ossia sull’impiegoesclusivo o prevalente delle risorse del fondo aziendale o del territorio locale. E questo non solo per enfatizzare la minima distanza di trasporto della biomassa, ma soprattutto per garantire la massima valorizzazione delle risorse locali. Altro criterio essenziale della griglia riguarda il tipo di materie prime, e in particolare la capacità di utilizzo dei residui(2°) delle attività tradizionali dell’azienda (ad es. il letame degli allevamenti o gli scarti di potatura). Nel caso di colture energetiche dedicate, diventa determinante il criterio dei metodi di coltivazione (3°), perché a certe condizioni le colture dedicate possono apportare un deciso beneficio ambientale, oltre che economico, al fondo e alle rese delle stesse colture alimentari;

B. l’uso dell’energia.Oltre alrendimento dei diversi impianti (rapporto tra produzione annua di energia elettrica e termica e tonnellate di biomassa in ingresso) particolare importanza abbiamo dato all’utilizzo effettivo dell’energia termica prodotta dall’impianto e alla sua destinazione, premiando in particolare l’uso a sostegno delle attività aziendali (es. riscaldamento serre e locali) o la cessione di calore ad altre utenze. Abbiamo considerato premiante anche la produzione di energia frigorifera e l’uso di tecnologie innovative per migliorare il rendimento degli impianti o le loro emissioni.

C. Le ricadute ambientali, economiche e sociali. In questa sezione, oltre a cercare di valutare l’impatto sui consumi di combustibili fossili, sul risparmio di gas serra e sui risparmi economici, abbiamo dato particolare attenzione alla chiusura dei cicli, ossia all’uso dei residui del processo energetico. La tematica ha particolare rilevanza nel caso dell’uso del digestato o del panello residuo di spremitura dei semi (mentre nel caso dei residui di combustione, il loro impiego, a parte la destinazione ai cementifici, è frenato dalla normativa vigente). Un altro criterio rilevante è l’interazione tra il gestore dell’impianto e la comunità esterna. Cosa ovvia nel caso degli enti locali, ma molto importante a nostro parere anche nel caso dell’azienda agricola. E abbiamo registrato con notevole soddisfazione che molte aziende hanno fatto dei loro impianti l’occasione per aprirsi ulteriormente al mondo esterno, collaborare con enti pubblici e università, organizzare visite e incontri didattici. In questo modo, grazie alle agro energie, l’azienda agricola diventa spesso non solo fonte di servizi, ma anche punto di riferimento culturale  per il territorio.

Su questa impostazione abbiamo creato dei questionari – distinti per aziende e per enti pubblici - non proprio semplici da compilare, ma abbiamo avuto una buona risposta e più dalle aziende agricole che dagli enti pubblici (che ovviamente hanno anche livelli molto più complessi di burocrazia). 

Abbiamo deciso tre liste diverse per le tre principali filiere energetiche delle biomasse – biogas, legno, olio vegetale – perché le caratteristiche di processo, i loro rendimenti e la stessa rilevanza dei residui o dei coprodotti sono poco comparabili. E siccome come dice il proverbio la via dell’inferno è lastricata di buone intenzioni, un’altra scelta fondamentale è stata di premiare gli impianti realmente funzionanti e non i semplici progetti o cantieri, per quanto promettenti. Quante volte l’avvio di un impianto che sembrava cosa già fatta è stato rinviato di mesi o di anni?

Da questo lavoro ritengo che noi per primi abbiamo fatto una scoperta molto confortante. Malgrado tutti i giusti lamenti sul declino dell’agricoltura italiana, abbiamo scoperto in Italia decine di aziende che hanno scommesso sulle rinnovabili non solo per trovare altre occasioni di reddito, ma per potenziare la loro stessa produzione aziendale o la loro capacità ricettiva e per trasformare decisamente quello che era un rifiuto in una fonte di reddito e di miglioramento ambientale.

E’ stato anche molto difficile fare delle graduatorie e dome tutte le graduatorie sicuramente sono molto opinabili. In realtà i casi meritevoli di attenzione sono molti di più dei premiati.

Non pretendiamo neppure di aver selezionato davvero i migliori casi italiani. Forse ce ne sono di ancora migliori e ce lo auguriamo. Del resto è il primo anno di lavoro. Ma sicuramente riteniamo che i nostri premiati offrano buone indicazioni sulla strada giusta da percorrere.

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