UE, disputa sul nuovo Patto di stabilità
Oggi a Bruxelles il vertice tra i Capi di Stato e di Governo. Junker e Reding attaccano. Al passato vertice scontro sui Rom
BRUXELLES - Riesplode le disputa, più accesa di prima, sul Patto che regola la disciplina sui conti pubblici dei paesi nell'Unione europea: alla vigilia del vertice tra capi di Stato e di governo, da oggi a Bruxelles, i toni sono saliti. E certo non depone bene l'immediato precedente, il Consiglio Ue del mese scorso che degenerò in un duro scontro tra Francia e Commissione sui Rom. Ora pomo della discordia è il Patto di Stabilità e di Crescita, o meglio la sua rivisitazione. Dopo la crisi di bilancio in Grecia tutti ne hanno riconosciuto la necessità, ma sul come e sul quanto rivederlo gli animi sono meno pacifici. Tanto che sia il presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, sia la vice presidente della Commissione europea, Viviane Reding - la stessa che aveva innescato lo scontro con Parigi sui Rom - hanno criticato la proposta elaborata da Francia e Germania, che diversi paesi hanno vissuto come una sorta di 'diktat'.
Juncker e Reding all'attacco - Secondo Juncker è «inaccettabile», e le modalità con cui Berlino e Parigi hanno messo tutti gli altri di fronte a 'cose fatte' sono «semplicemente impossibili». La Reding ha invece attaccato un aspetto critico di questa proposta, la necessità di procedere a una riforma dei trattati europei: «irresponsabile - ha detto - sarebbe come aprire il vaso di Pandora», visto che l'ultima volta che si è fatto qualcosa di simile, sul trattato di Lisbona, ci sono voluti 10 anni. E con inciampi non irrilevanti sui referendum nazionali. La cancelliera tedesca Angela Merkel ha risposto con toni non concilianti. «Senza accordi tra Francia e Germania - ha detto - in Europa si fa ben poco».
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