2 dicembre 2020
Aggiornato 20:30
Editoriale

Nessuno tocchi la Nutella

In Italia si può mettere in discussione l’inno ma non la pasta di nocciole

Gli italiani hanno sopportato di tutto in fatto di contraffazioni alimentari. Il parmigiano reggiano più venduto nel mondo ormai è il «Parmesan»che delle colline emiliane non ha mai visto nemmeno l’ombra. Sugli scaffali dei supermercati di tutta Europa imperano paste sulle cui etichette i vari «Vito» e «Carmela» nascondono l’identità di produttori tedeschi o danesi. Abbiamo accettato che il vino fosse prodotto con uve geneticamente modificate. Il pomodoro che mangiamo sulla pizza viene in prevalenza dalla Cina e in Giappone vanno alla grande catene alimentari spacciano nomi e prodotti tipici italici, ma invece hanno occhi rigorosamente a mandorla

Di fronte allo scempio nei confronti della nostra tradizione alimentare e al danno arrecato alle nostre industrie, i ministri delle Politiche Agricole che si sono succeduti finora (fossero di destra o di sinistra) si sono sempre battuti con orgoglio pari all’insuccesso della loro azione. Né, poveretti, avrebbero potuto fare di meglio: vasi di coccio come sono sempre stati, stretti fra i vasi di ferro tedeschi e francesi.
Vista la passata inconsistenza nel difendere le nostre imprese, a Bruxelles qualcuno ha pensato allora che fosse giunto il momento di attaccare l’unico bastione rimasto a presidiare il tricolore gastronomico, quell’ultima bandiera in cui gli italiani di ogni fede si riconoscono: la Nutella.

Come al solito quando a Bruxelles vogliono tagliare la testa a qualcuno sono molto abili a far passare la ghigliottina come una efficiente affettatrice che agisce per il bene dell’umanità.
Il nemico da agitare per camuffare la fera intenzione di spezzare le gambe alla prima industria dolciaria europea dal nome italiano in questo caso si chiama obesità.
Tutto vero. Buona parte della popolazione europea è sovrappeso. I bambini europei se non cominciano a fare più attenzione rischiano di fare la fine dei loro coetanei americani o messicani. Buona parte delle malattie che hanno un altissimo costo sociale, dall’infarto al diabete, sono provocate da eccessi alimentari.

Portare avanti un piano protetti da una causa sacrosanta come la lotta all’obesità è quindi come andare all’attacco della cavalleria protetti da un carro armato.
Ma i solerti guastatori di Bruxelles non si sono accontentati di un generico richiamo a non esagerare con le calorie o a pretendere che nell’etichetta fossero riportate tutte le componenti contenute nella Nutella.
Per fare piazza pulita di uno dei prodotti più venduti in Europa hanno decretato che cento grammi dell’alimento preferito da Nanni Moretti non possano contenere più di una percentuale stabilita per legge delle componenti che ne determinano attualmente la specificità.
Guarda caso, se la norma fosse applicata alla lettera, farebbe sì che la Nutella non sarebbe più la Nutella.
E’ come se lo champagne da domani fosse obbligato a contenere un quantità così ridotta di anidride carbonica da eliminare completamente le sue bollicine.

Quello che, però, non avevano previsto a Bruxelles è che gli italiani, che un giorno sì e l’altro pure mettono in dubbio l’inno, Garibaldi e l’Italia stessa, di fronte a questo attacco inusitato alla Nutella finalmente ritrovassero nella difesa della Nutella l’unità necessaria per far capire all’Europa che siamo una nazione e non un tappetino. E invece è successo.
Il paradosso è che se l’Italia per un giorno è tornata ad essere una nazione lo dove all’invenzione di una famiglia, i Ferrero, che ha sempre voluto prendere le distanze dall’italiano di successo tipico, avendo fatto della riservatezza e della non ostentazione il suo segno distintivo.
Insomma dietro la Nutella c’è poco gossip e molto lavoro.
Speriamo che sia per questo che gli italiani hanno deciso, per un giorno, di schierarsi uniti sotto lo stesso elmetto e di tornare a indossare gli stessi colori, pur di difenderla.