28 maggio 2020
Aggiornato 21:00
Per il sindacato migliaia perderanno il posto di lavoro

Scuola, la Uil non firma la nuova mobilità

C'erano condizioni ma il Miur fa «evaporare» l'accordo all'ultimo momento

ROMA - Non tutti i sindacati hanno apposto la loro firma sul rinnovo del contratto di mobilità del prossimo a.s. sottoscritto oggi al Miur: a rifiutare il proprio assenso al documento nazionale è stata la Uil Scuola. Il sindacato di Di Menna ha puntato i piedi perché durante i vari incontri con i tecnici del ministero aveva chiesto (e sembrava ottenuto) che i docenti perdenti posto a causa delle previste riduzioni di organico e del dimensionamento della rete scolastica potessero godere della precedenza assoluta al momento della presentazione della domanda di trasferimento.

Nella bozza finale, però, quella sottoscritta oggi, le due norme concordate sono sparite: secondo il segretario generale Uil Scuola, Massimo Di Menna, «un mix di pigrizia e rigidità burocratica ha bloccato l'introduzione di ogni innovazione» facendo portare a termine «un contratto che non tutela chi perde posto proprio mentre ci sono forti tagli agli organici».

Non usa mezze misure il segretario generale della Uil Scuola per sottolineare il no della Uil alla firma del contratto sulla mobilità: «se un insegnante di chimica - spiega - a seguito della riduzione di ore, si trovasse ad essere 'soprannumerario nella sua scuola, secondo quanto proposto dalla Uil Scuola, avrebbe potuto mantenere la 'titolarità' nella sua scuola e poi, solo a settembre, eventualmente essere trasferito in un'altra scuola oppure rimanere nel suo istituto».

La richiesta del sindacato derivava, in particolare, a seguito dei 25.600 tagli previsti dal governo per il prossimo a.s. proprio nell'anno dell'entrata in vigore della riforma della secondaria e della riduzione delle classi seconde, terze e quarte negli istituti tecnici e professionali: la Uil ha sperato sino all'ultimo di mantenere il personale perdente posto comunque nella scuola di appartenenza, in modo anche da «favorire la continuità didattica e nel posto di lavoro».

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