20 settembre 2019
Aggiornato 07:00
Intervento oggi pomeriggio al workshop Ambrosetti

Ruini: «Non si contrasti il rilancio demografico in Italia»

«Chi propone stili vita e comportamenti vada in questa direzione»

CERNOBBIO - La Chiesa lavora per il rilancio demografico dell'Italia e auspica che questa azione non venga contrastata. Lo ha detto il cardinale Camillo Ruini, intervenuto oggi pomeriggio del workshop Ambrosetti al dibattito «Impatti della demografia sulla società», condotto da Gianni Riotta.

«Al di là delle polemiche - ha detto Ruini concludendo il suo intervento - la Chiesa cerca di contribuire con le sua azione culturale e pastorale al rilancio demografico dell'Italia e auspica che coloro che hanno capacità e responsabilità di proporre stili di vita e comportamenti operino anch'essi in questa direzione o quantomeno non in senso contrario». Un processo da affrontare anche con gradualità, che può essere «inevitabile, ma «con l'organicità e la costanza delle scelte al di là del variare delle maggioranze e degli schieramenti politici».

Ruini, arrivato in tarda mattinata, non ha parlato con i giornalisti e ha circoscritto il suo contributo strettamente al tema del dibattito, senza fare alcun riferimento alla vicenda Boffo. «Va compiuto un passo decisivo - ha sottolineato Ruini - c'è bisogno di riconoscere l'importanza della famiglia secondo una tradizione radicata nella popolazione ma che ora non trova riscontri nella cultura pubblica prevalente». L'ex presidente della Cei ha sottolineato «la tendenza della nostra classe dirigente, culturale, imprenditoriale e sindacale a preoccuparsi dei problemi a breve termine e non a lungo termine: si impone uno sforzo collettivo per mettere da parte, almeno in campo demografico, ogni miopia».

Dal punto di vista demografico, secondo Ruini, l'immigrazione, «per quanto sia un rilevante correttivo dell'invecchiamento del Paese, non sembra in grado di risolvere da sola l'equilibrio demografico, per i limiti fisiologici della capacità di accogliere gli immigrati di un Paese come l'Italia, sia per la tendenza degli immigrati stessi ad adeguarsi agli orientamenti prevalenti dei Paesi d'accoglienza, anche a quanto numero dei figli». Il cardinale fa notare le «evidenti conseguenze» per la previdenza derivanti dall'aumento degli anziani e dalla corrispondente diminuzione dei giovani.

Per facilitare la natalità occorrono quindi, secondo Ruini, interventi «pubblici non solo settoriali o occasionali», ma una «politica organica di lungo periodo». I figli e le nuove generazioni sono «una necessità essenziale per il corpo sociale» e rappresentano «un bene pubblico e non un bene privato del genitore». Quindi serve «una ripartizione del carico fiscale che tenga adeguatamente conto del numero dei componenti della famiglia»; una politica della casa che assicuri costi non proibitivi per le abitazioni delle giovani coppie; un'accelerazione dell'ingresso dei giovani al mondo produttivo; l'incremento e la possibile gratuità degli asili nidi d'infanzia e delle materne; una solidarietà interfamiliare sostenuta economicamente; un incremento, infine, della flessibilità del lavoro femminile.