19 gennaio 2020
Aggiornato 08:00
Urgente un intervento del governo

Le nuove norme sui controlli sanitari pongono pesanti oneri per le imprese agricole

Il presidente della Cia Giuseppe Politi scrive al ministro del Lavoro, Salute e Politiche sociali Maurizio Sacconi

ROMA - In un momento estremamente difficile per le imprese agricole, che fanno i conti con crescenti ed onerosi costi di produzione e contributivi, anche l’applicazione del decreto legislativo 194/2008 in materia di controlli sanitari pone ulteriori gravi problemi che rischiano di mettere in seria difficoltà economica migliaia di produttori.

Per questa ragione è assolutamente necessario un confronto urgente aperto a tutte le parti sociali interessate per una revisione complessiva del provvedimento. E’ quanto chiede il presidente della Cia-Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in una lettera inviata al ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali Maurizio Sacconi.

«Il decreto, in attuazione del Reg. CE n. 882/2004, sta creando -scrive Politi- non poche difficoltà applicative e difformità di azione da parte dei servizi veterinari regionali. Inoltre, appare molto oneroso per le imprese agricole che trasformano e vendono prevalentemente all’ingrosso i propri prodotti».

Nel ricordare che molti paesi Ue «non hanno recepito tale disposizione comunitaria, creando così problemi di competitività tra le imprese europee», il presidente della Cia sollecita al ministro Sacconi a valutare «la possibilità di modificare tale decreto con l’esclusione completa delle imprese agricole (comprese quelle multifunzionali ed innovative che trasformano in azienda i propri prodotti) o di accrescere il numero delle fasce di contribuzione, attualmente limitato a tre». Il tutto -rileva Politi- per una più equa ripartizione dei costi dei controlli sulla base delle tipologie e delle dimensioni aziendali».

«Siamo in presenza -scrive il presidente della Cia- di un aggravio tariffario che mette sullo stesso piano sia la piccola azienda agricola che la grande industria di trasformazione. Un provvedimento, dunque, inadeguato e la sua ridiscussione diventa quanto mai impellente, proprio per evitare agli agricoltori nuovi gravami che possono pesare in modo opprimente sulla gestione aziendale e compromettere la stessa competitività».

Con questo la Cia «non vuole certamente esprimere un giudizio negativo sui controlli sanitari sugli alimenti, che rappresentano una priorità assoluta. Però, accrescere ulteriormente gli oneri, significa mettere in ginocchio -sottolinea Politi- settori come quello dell’allevamento di bestiame e quelli della produzione di miele, di sughi, di marmellate, ma anche le cantine e le aziende che vendono latte crudo. Misure penalizzanti e non orientate allo sviluppo». Da qui la richiesta di un’adeguata soluzione da parte del governo.