Commercianti: «Patto fiscale per fisco più giusto e meno tasse»
«Detassare utili reinvestiti, defiscalizzare buoni pasto»
ROMA - Un miglior uso delle risorse pubbliche ed una migliore qualità dei servizi pubblici "possono concorrere in modo determinante ad un rinnovato 'patto fiscale' con i cittadini, nello scenario del federalismo fiscale che verrà".
Per ottenere un fisco "più giusto e meno tasse". A chiederlo è il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, all'assemblea annuale. Questo patto, sottolinea Sangalli, richiede "determinazione" nel contrasto e nel recupero di evasione ed elusione. Ma anche "chiarezza di finalità nel ricorso alla spesa pubblica, impegno alla gestione rigorosa delle risorse ed al miglioramento delle prestazioni, ed una credibile prospettiva di riduzione della pressione fiscale complessiva. Fisco giusto e meno tasse: è un obiettivo che non deve essere accantonato".
Secondo Sangalli "sarà soprattutto la capacità degli studi di settore, revisionati in considerazione dell`impatto della crisi, di meglio garantire il diritto di ciascun contribuente alla tassazione sulla base del reddito effettivo e non potenziale e stimato, a dare il segno della volontà di continuare a lavorare per un simile 'patto fiscale'". In particolare, rileva il numero uno dei commercianti, occorre rivedere "aspetti particolarmente penalizzanti della disciplina Ires, come i limiti posti alla deducibilità degli interessi passivi", sollecitare "misure di detassazione degli utili reinvestiti" e sciogliere "il nodo del progressivo superamento dell`Irap". Serve, poi, una "più generosa defiscalizzazione e decontribuzione" dei buoni pasto.
Il numero uno di Confcommercio plaude alle azioni del governo, in particolare del ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, verso un "miglioramento della qualità e della produttività dell`operato della funzione pubblica". Occorrerebbe, spiega, una cooperazione tra funzione pubblica ed iniziativa dei privati, a cui le Camere di commercio possono dare un importante contributo, a definire una "piattaforma delle regole", che comprendano la "riduzione di oneri burocratici, che costano alle imprese almeno 1 punto di Pil; regole per l`abbattimento di inefficienze e sprechi della spesa pubblica, che bruciano all`incirca 5 punti di Pil".
La spesa pubblica andrà "sempre di più controllata, riformata ed anche ridotta, mettendo in campo dei veri e propri indicatori, concreti e misurabili, dei risultati del suo utilizzo". E` importante, rileva Sangalli, che la legge finanziaria abbia assunto un`impostazione triennale: ora "indichi con chiarezza il limite di pressione fiscale complessiva e la conseguente suddivisione dei limiti massimi di prelievo tra i vari livelli di governo".
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