20 settembre 2019
Aggiornato 11:30

Almunia: le tensioni sociali crescono, i cittadini hanno paura

Tremonti e l'Ue: «Serve impegno per la tutela dell'occupazione»

PRAGA - Occorre fare il possibile per mantenere i posti di lavoro, poiché chi è licenziato oggi non è detto che poi venga assunto nuovamente una volta la crisi finita. E' questo il messaggio del ministro del Tesoro Giulio Tremonti al termine di una riunione informale dell'Ecofin in cui, alla vigilia dei grandi annunci del G20, i ministri economici e finanziari dei Ventisette si sono ritrovati a fare i conti, oltre che con gli aspetti economici, anche con gli aspetti sociali della crisi.

«Dobbiamo proteggere i lavoratori, tutelando i livelli occupazionali e mantenendo il più a lungo possibile i posto di lavoro», ha dichiarato il commissario europeo per gli Affari economici, Joaquin Almunia, nel corso della conferenza stampa finale. Una posizione in linea con quello che Tremonti, con spirito di sintesi, ha spiegato come «prevenire è meglio che curare». Il ministro ha sottolineato come sia «interesse della nostra politica conservare la coesione sociale e la tenuta del nostro sistema sociale», ma ha indicato che «mezzi e metodi» sono «da vedere».

Le proposte che il ministro ha sollecitato l'opposizione a mettere sul tavolo al posto delle proteste non devono infatti essere «giuste nel fine, ossia aiutare chi ne ha bisogno, ma anche nel mezzo. Non è giusto - ha proseguito - farci una proposta che equivale a fare una cambiale, un assegno scoperto che grava sui nostri figli». Il ministro ha ribadito che nel bilancio dello Stato esistono causali che potrebbero essere trasferite a vantaggio della tutela degli aspetti sociali della crisi, anche se per ora le misure varate dal governo sugli ammortizzatori sociali sono sufficienti. E a proposito delle somme in questione ha parlato di «cifre impressionanti».

Le tensioni stanno crescendo in alcuni settori perché cresce la disoccupazione e i cittadini chiedono risposte, hanno paura», ha proseguito Almunia, spiegando che l'argomento è stato affrontato dai ministri e che verrà ridiscusso al vertice sull'occupazione di maggio. Sull'ipotesi di procedere a prepensionamenti sia il commissario che il presidente della Banca centrale europea Jean-Claude Trichet hanno osservato che dipende «dalle singole situazioni» e da «ogni singolo governo». A febbraio l'Eurogruppo, attraverso il suo presidente Jean-Claude Juncker, aveva esortato ad utilizzare il più possibile soluzioni come la cassa integrazione e le offerte di formazione, evitando il più possibile «il ricorso rapido a licenziamenti collettivi».

Lo stesso Juncker, pochi giorni fa, ha parlato del rischio di una frattura della «coesione sociale», con gravi conseguenze politiche. Anche perché il mercato del lavoro ha reazioni più lente rispetto all'economia, e qualora dovessero iniziare segnali di ripresa, come nella migliore delle ipotesi ci si aspetta per la seconda metà del 2010, il rischio è che per la tenuta dell'occupazione sia oramai troppo tardi. Motivo per cui il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso aveva parlato della necessità di «misure speciali pensate con creatività per far fronte ad un aumento della disoccupazione». Secondo i dati di Bruxelles, nell'ultimo trimestre del 2008 nella Ue sono stati persi 450.000 posti di lavoro, il che ha portato il tasso di disoccupazione all'8%. Ma è solo per ora, perchè le previsioni dell'esecutivo Ue parlano di un tasso che crescerà fino al 10% nel prossimo anno, con 6 milioni di disoccupati.