7 ottobre 2022
Aggiornato 02:30
Pubblico impiego

DDL Brunetta abbandona contrattualizzazione D’Antona

Gentile (CGIL): «Provvedimento nasconde sorprese su autorità di valutazione»

«Il cosiddetto provvedimento ‘antifannulloni’ segna il reale abbandono della contrattualizzazione del rapporto di lavoro nel lavoro pubblico, nelle modalità e nei contenuti con i quali Massimo D’Antona la aveva costruita». Ad affermarlo è il responsabile del dipartimento Settori pubblici della Cgil Nazionale, Michele Gentile, in merito al disegno di legge delega-Brunetta sulla riforma del pubblico impiego che il Senato si appresta a votare oggi.

Il provvedimento, aggiunge il sindacalista, «nasconde anche alcune sorprese: ad esempio per la stessa autorità che valuterà le Pubbliche amministrazioni sono previsti stanziamenti a regime per 4 milioni di euro. Dalla relazione tecnica acquisita in Parlamento risulta che i 5 componenti avranno una retribuzione di 300.000 euro annui, ovvero ben oltre il tetto alle retribuzioni attualmente vigente nelle amministrazioni pubbliche». A questa cifra, inoltre, «si aggiungono circa 1 milione e 200 mila euro per consulenze e convenzioni e circa 1,3 milioni per il funzionamento».

Per un organismo di valutazione delle P.A., dice ancora Gentile, «non è certo un buon inizio, anche in considerazione del fatto che gli stessi componenti possono continuare a svolgere il loro lavoro purché, recita il testo, ‘non abbiano interessi in conflitto con le funzioni dell’organismo’». Si tratta, continua, «dell’ennesima prebenda sganciata da qualsiasi valutazione e intervento sulla qualità». Ma soprattutto, conclude Gentile: «Come farà chi prende o gestisce tali somme, ‘a prescindere’ dal merito, a valutare l’operatività, consapevole tra l’altro che la sua valutazione comporterà possibili ricadute sulle retribuzioni dei dipendenti pubblici, è uno dei misteri della Casta».