16 ottobre 2019
Aggiornato 02:00
La Regione Puglia tende una mano ai Comuni in materia di energia

Frisullo: «Emanata circolare per impianti energia fino a 1 MW»

Il documento ha una doppia finalità: da un lato uniformare le procedure per il rilascio della Dia (la Denuncia di inizio attività) in tutti i Comuni della Puglia, dall’altro prevenire la diffusione selvaggia degli impianti

La Regione Puglia tende una mano ai Comuni in materia di energia. Lo fa, suggerendo le regole per avviare gli impianti con potenza fino ad 1 megawatt. È questo il senso della circolare emanata dall’Assessorato allo Sviluppo economico all’inizio di agosto. Il documento ha una doppia finalità: da un lato uniformare le procedure per il rilascio della Dia (la Denuncia di inizio attività) in tutti i Comuni della Puglia, dall’altro prevenire la diffusione selvaggia degli impianti.

Un richiamo alla cautela attraverso alcune semplici regole, ma anche l’esortazione ad eseguire istruttorie attente e puntuali. Con una legge regionale infatti (la numero 1 del 19 febbraio 2008), sono state semplificate le regole per realizzare piccoli impianti di energia da fonti rinnovabili. Nel caso in cui questi raggiungano una potenza elettrica fino 1 megawatt, è possibile avviare l’attività con la sola Dia che si presenta ai Comuni, saltando dunque il complicato iter autorizzativo regionale valido per gli impianti più grandi. Questa semplificazione che la Regione Puglia ha adottato per prima in tutta Italia, ha generato un vero e proprio boom di richieste. Un fenomeno di dimensioni enormi. Da qui la necessità di indicare non solo regole precise, ma anche uniformi per tutto il territorio regionale. A chiarirlo è proprio il Vice Presidente e Assessore allo Sviluppo economico Sandro Frisullo: «La Regione Puglia non ha dimenticato il protocollo di Kyoto, ecco perché ha voluto semplificare le regole per i piccoli impianti. Tuttavia semplificare non vuol dire deregolamentare. Per questo vanno fissate e rispettate alcune norme indispensabili nel rapporto tra privati e Comuni, che servono ad assicurare innanzitutto la conformità alla legge del delicato iter amministrativo, ma anche ad evitare disattenzioni o vere e proprie truffe da parte di quanti richiedono la Dia anche per impianti che oltrepassano i limiti fissati».

Ed ecco dunque rimarcati nella circolare i documenti da allegare alla denuncia di inizio attività: è necessario il progetto definitivo per l’impianto e per le opere connesse, ma anche per le infrastrutture indispensabili alla sua costruzione e al suo funzionamento. È indispensabile una documentazione che attesti la connessione dell’impianto alla rete elettrica, il nulla osta alla realizzazione di linee elettriche e tubature e la dichiarazione del progettista di insussistenza di alcuni vincoli, tra i quali sono indicati quelli ambientali, paesaggistici, urbanistici, idrogeologici, del patrimonio storico-artistico, della salute. Un richiamo preciso inoltre viene rivolto nella circolare alle Amministrazioni comunali perché prestino la massima attenzione alla connessione tra più denunce di inizio attività, che potrebbero nascondere comportamenti illegittimi. Ad esempio c’è il rischio che per poter realizzare un solo impianto grande, si presentino più progetti per impianti da 1 megawatt. Per questo i Comuni dovranno controllare se nei progetti c’è un unico punto di connessione alla linea elettrica, se il proprietario delle aree è la stessa persona e verificare infine l’unicità dell’iniziativa industriale. La circolare si può scaricare dal portale dell’assessorato allo Sviluppo economico (www.sistema.puglia.it).